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Il nuovo volto del noir spagnolo - Parte prima

La playa de los ahogadosC’è grande fermento nel genere spagnolo, in particolar modo nella novela negra. Dopo anni in cui il noir è stato considerato un filone di nicchia, di serie B, come accaduto in gran parte d’Europa, i sempre più numerosi outsider trasformatisi in campioni di vendita hanno portato a una proliferazione di modelli e canoni, sfociati in un oceano di opere: come sempre accade in situazioni di questo tipo, l’aumento quantitativo è inversamente proporzionale ai risultati e all’incremento della qualità media. Ma è altrettanto vero che un’esposizione meno settaria e un interesse selettivo da parte degli editori hanno portato anche a una sorta di new wave che ha messo in luce diversi talenti che, per quanto ancora poco sdoganati al di fuori dei confini nazionali, vale la pena di approfondire. Un grande complice è il cinema, grazie ai successi di La isla mínima (2014, di Alberto Rodríguez) e La playa de los ahogados (2015, di Gerardo Herrero), tratto da un romanzo di Domingo Villar.
Dai tempi dei precursori dell’hardboiled iberico, capitanato allora da nomi oggi considerati classici, come Federico García Pavón, Francisco González Ledesma, Manuel Vázquez-Montalbán, Andreu Martín (da poche settimane tornato in libreria con La violencia justa) o Juan Madrid, siamo stati traghettati ai nuovi punti di riferimento.

Oggi, se si parla di grandi autori in nero, si fanno i nomi di Dolores Redondo, Víctor del Árbol, Manel Loureiro o Jerónimo Tristante. Redondo (San Sebastián, 1969) è autrice di una trilogia che ha spopolato in tutto il mondo, mercato anglofono compreso, e che presto sbarcherà sul piccolo schermo per una fiction tv interpretata da una star cinematografica di assoluto valore come Marta Etura. Victor Del ArbolIl prototipo, Il guardiano invisibile (El guardián invisible, 2013), è giunto anche in Italia, anche se senza gli stessi clamorosi risultati ottenuti in altri paesi. Pure Víctor del Árbol (Barcellona, 1968) è stato tradotto da noi. Il mio sole è nero (La tristeza del samurai, 2011) è il romanzo che lo ha lanciato in Francia, dove si è fatto un nome ancor prima che in patria, diventando l’alfiere del poliziesco europeo. Da quest’anno è diventato famoso anche in Spagna, grazie alla vittoria del Premio Nadal con La víspera de casi todo, un mélo-noir che rilancia la sua scrittura neo-polar fatta di violenza e intimismo. Quelli di Loureiro (Pontevedra, 1975) e Tristante (Murcia, 1969) sono nomi consolidati, autori commerciali che sanno unire scrittura e passione: il primo è un originale Stephen King locale che spazia dall’horror al thriller; il secondo un giallista che pesca nella storia le sue trame, di respiro talmente ampio da ispirare una popolare serie tv con protagonista il suo investigatore sherlockiano Víctor Ros.

Un gradino sotto, per vendite non per qualità, si posizionano autori di grande competenza che si sono ritagliati con i loro ultimi romanzi un posto privilegiato nelle classifiche. Se non sono bestseller al 100%, poco ci manca. Di sicuro riescono a conquistare, con la loro personalità, un numero di lettori tale da far sì che i grandi gruppi editoriali, come Penguin Random House, Planeta o Ediciones B puntino con convinzione su di loro.

 linea verticale Dai tempo dei precursori dell’hardboiled siamo stati traghettati ai nuovi punti di riferimento

Del lotto, Toni Hill (Barcellona, 1969) è quello dallo spirito più cupo, il più hardboiled. L’estate dei giochi spezzati (El verano de los juguetes muertos, 2011) apre un trilogia di successo conclusa nel 2014 con Los amantes de Hiroshima. Mikel Santiago (Portugalete, 1975), autore basco che ripercorre i passi di Loureiro e di Stephen King, crea thriller ad ampio respiro e di afflato internazionale. Con El mal camino (2015) porta nel Sud della Francia una storia di tensione quotidiana, tra colpi di scena perfettamente distillati e personaggi che sono pronti per essere trasposti a Hollywood. Come lui, anche Paul Pen (Madrid, 1979) riesce a creare storie che non puntano direttamente al sangue, bensì a una suspense hitchcockiana crescente. È più anarchico César Pérez Gellida (Valladolid, 1974) sia per stile che per le trame eccessive, sopra le righe. Poliedrico, ha reinventato il genere psycho-thriller grazie a Memento mori (2013), a metà tra Bret Easton Ellis e Thomas Harris: esasperato, crudo, sboccato ma suo modo romantico e personale. Un mix originale che passa attraverso riferimenti alla società, alla cultura, alla musica e che sfocia nei successivi Dies irae (2013) e Consummatum est (2014) in una spirale di violenza senza catarsi.
Sulla scia di Tristante si muovono invece gli alfieri del giallo storico. Ne consegue un mystery intelligente e d’indagine riflessiva che spazia dall’Ottocento alla prima metà del Novecento, in un continuo rincorrersi di eventi come l’Expo barcellonese o l’onnipresente Guerra Civil.Jordi Llobregat Il segreto dell’anatomista (El secreto de Vesalio, 2014) di Jordi Llobregat (Valencia, 1971) e i fantasmi artistici evocati da Daniel Sánchez Pardós (Barcellona, 1979) in Il mistero di Gaudí (G, 2015) viaggiano in parallelo e sulla stessa lunghezza d’onda: una raffinata ricerca del passato e un’elucubrazione criminale degna di un accademico. Il gioco grandguignolesco passa in secondo piano e sono gli intricati misteri da risolvere a salire in cattedra, così come negli appassionanti intrighi firmati da Juan Ramón Biedma (Siviglia, 1972), tra cui Tus magnificos ojos vengativos (2015) e il recentissimo La lluvia en la mazmorra (2016). Non meno elegante è la prosa di Rosa Ribas (El Prat de Llobregat, Barcelona, 1963), che con La morte tra le righe (Don de lenguas, 2013) e il seguito El gran frío (2014), scritti a quattro mani con la tedesca Sabine Hofmann, dà vita al personaggio di una giornalista coraggiosa e ambiziosa, Ana Martí, alla prese, nella Barcellona del dopoguerra, con un ambiente maschilista e razzista in cui riuscire a farsi strada è una conquista socio-politica. Romanzo sociale è anche, tra i tanti che prendono il momento bellico come sfondo nero, l’opera di Joaquín M. Barrero, scrittore di origine asturiana nato a Madrid proprio quando la Guerra Civil non era ancora terminata. A metà anni Duemila, dopo una vita di viaggi, lavoro e avventure, si dà alla scrittura con una serie di gialli ambientati tra Asturie e Galizia precisamente durante quegli anni burrascosi. Si parte con El tiempo escondido (2004), fino al recente La tierra dormida (2014): in mezzo tre ulteriori frammenti di una saga noir storica che sottovoce sta conquistandosi il suo pubblico.

 

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