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La poesia della carne. Intervista a César Pérez Gellida

  • Scritto da Matteo Di Giulio
  • Categoria: Interviste

César Pérez GellidaCom’è iniziata la tua carriera di scrittore?

A metà del 2011, quando ho cominciato a mettere nero su bianco una storia incentrata su un sociopata che stava prendendo forma nella mia testa tutte le notti.

Quando invece ti sei reso conto che questa sarebbe potuta diventare la tua nuova professione?

Quando mi sono accorto che scrivere mi rubava ogni volta più ore e si convertiva in una necessità rispetto a un semplice passatempo.

Il tuo primo romanzo, Memento mori, è un thriller che ha avuto successo in Spagna. Puoi parlarcene?

È l’embrione. L’ho scritto senza nessuna pretesa che fosse pubblicato, soltanto per riempire alcune ore di tempo libero di cui ho potuto disporre all’improvviso, insperatamente. Ho avuto molta fortuna nel momento di trovare una casa editrice e successivamente sono iniziate a germogliare le recensioni che hanno finito per spingere il romanzo fino a poter essere considerato un successo.

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Thriller e rock n'roll. Intervista a Mikel Santiago

  • Scritto da Matteo Di Giulio
  • Categoria: Interviste

Mikel SantiagoPresenta Mikel Santiago al pubblico italiano, che ancora non ha avuto modo di conoscerti.

Sono un amante delle vecchie pellicole di Hitchcock, dei romanzi di Stephen King e di Patricia Highsmith. Un fan dei Rolling Stones, le cui canzoni ho suonato con diverse tribute band. E aggiungo una curiosità: due dei miei chitarristi sono stati italiani, ed erano molto bravi! Di Bari e di Jesolo. Sempre a discutere se fosse meglio il jamón serrano o il prosciutto.

Il tuo primo romanzo, La última noche en Tremore Beach, conferma la tua tendenza a scrivere storie di grande respiro, internazionali, al contrario di quanto fanno di solito gli scrittori spagnoli. Come giungi alle tue storie?

Voglio scrivere storie che mi piacerebbe leggere. O vedere al cinema. Ho vissuto molti anni in Europa, tra Irlanda e Paesi Bassi, e penso che quello europeo sia uno scenario molto valido per migliaia di thriller. Perché fermarsi a un solo paese?

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La musica è tutto. Intervista a Lorenzo Silva

  • Scritto da Matteo Di Giulio
  • Categoria: Interviste

Lorenzo SilvaPresentati ai lettori italiani. Chi è Lorenzo Silva?

Caspita, la prima domanda non è per niente facile. Diciamo che sono un tipo che scrive da trentacinque anni e che, soprattutto, cerca storie e personaggi del tipo che potresti incontrare «nell’angolo scuro del salone» (prendendo un vecchio verso di una poesia di Gustavo Adolfo Bécquer). Quelle persone di cui non ci accorgiamo abbastanza, di cui ci dimentichiamo, che ignoriamo o alle quali, in un modo o nell’altro, smettiamo di rendere giustizia. Quando m’imbatto in una storia o in un personaggio del genere, non mi fermo finché non li ho convertiti in prosa.

Il tuo nuovo romanzo, Música para feos, racconta una storia d’amore. Ce ne vuoi parlare?

Volentieri, ma sempre a patto di non rivelare troppo della trama e di non esporre le mie intenzioni, perché le intenzioni di un autore sono secondarie rispetto al significato che ogni lettore desidera attribuire al testo.

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La tristezza del samurai. Intervista a Víctor del Árbol

  • Scritto da Matteo Di Giulio
  • Categoria: Interviste

Víctor del ÁrbolPresentati al pubblico italiano. Chi è Víctor del Árbol?

Il mio primo e unico romanzo tradotto in Italia fino a ora è stato Il mio sole è nero (La tristeza del samurái), pubblicato da Mondadori. Non avendo avuto molto successo, i miei romanzi successivi non sono stati tradotti, almeno per ora, per cui immagino che il pubblico italiano non mi conosca. Sono scrittore da sempre, il che significa che la scrittura è stata la mia passione fin da bambino; ma solo di recente, da pochi anni, ho potuto lasciare il mio incarico nella Polizia, che è stato il mio lavoro per vent’anni, per dedicarmi solo alla scrittura. Ho pubblicato quattro romanzi, El peso de los muertos, La tristeza del samurái, Respirar por la herida e l’ultimo, Un millón de gotas. Dalla mia Barcelona, dove sono nato quarantasette anni fa, osservo come si propagano nel mondo le mie parole, in molte lingue, e continuo a meravigliarmi, come quel bambino piccino che si rinchiudeva nella biblioteca del suo quartiere operaio. Ho fatto il conduttore radiofonico, il saldatore, sono stato seminarista, ma mi sento soprattutto una persona comune, spinto da una vocazione fuori dal comune.

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