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La tristezza del samurai. Intervista a Víctor del Árbol

Víctor del ÁrbolPresentati al pubblico italiano. Chi è Víctor del Árbol?

Il mio primo e unico romanzo tradotto in Italia fino a ora è stato Il mio sole è nero (La tristeza del samurái), pubblicato da Mondadori. Non avendo avuto molto successo, i miei romanzi successivi non sono stati tradotti, almeno per ora, per cui immagino che il pubblico italiano non mi conosca. Sono scrittore da sempre, il che significa che la scrittura è stata la mia passione fin da bambino; ma solo di recente, da pochi anni, ho potuto lasciare il mio incarico nella Polizia, che è stato il mio lavoro per vent’anni, per dedicarmi solo alla scrittura. Ho pubblicato quattro romanzi, El peso de los muertos, La tristeza del samurái, Respirar por la herida e l’ultimo, Un millón de gotas. Dalla mia Barcelona, dove sono nato quarantasette anni fa, osservo come si propagano nel mondo le mie parole, in molte lingue, e continuo a meravigliarmi, come quel bambino piccino che si rinchiudeva nella biblioteca del suo quartiere operaio. Ho fatto il conduttore radiofonico, il saldatore, sono stato seminarista, ma mi sento soprattutto una persona comune, spinto da una vocazione fuori dal comune.

Ci parli del tuo ultimo romanzo, Un millón de gotas?

Un milione di gocceUn millón de gotas è dedicato a mio padre e ai nostri muri di silenzio. È un romanzo generazionale, dove il protagonista, Gonzalo, tenta di superare le difficoltà per relazionarsi con suo figlio, Javier, un adolescente alla ricerca del suo posto nel mondo. Allo stesso tempo, è lo stesso Gonzalo che torna al suo passato sulle tracce delle orme di suo padre, Elías, un comunista che si suppone sia stato assassinato dalla Polizia di Franco quando Gonzalo aveva solo quattro anni. Una saga familiare, ma anche un romanzo storico che ripercorre gli anni più duri e intensi del XX secolo in Europa, dall’utopia sovietica ai Gulag, fino alla Guerra civile spagnola e alla seconda guerra mondiale. Ma, principalmente, è un viaggio nel cuore del lettore con una domanda: credi davvero di sapere chi sei?

Il pubblico e la critica l’hanno accolto molto bene, tanto che è stato ristampato più volte. Possiamo dire che è un successo. Quanto è stato difficile per te arrivare fino a questo punto?

Con Un millón de gotas ho ottenuto in Spagna quanto già ero riuscito a ottenere in altri paesi, come la Francia. È stato un cammino lento, quasi sempre in salita, e mi rendo conto che continuerà a essere così. Ma questo è positivo, per qualsiasi scrittore, continuare ad avanzare, non accontentarsi né sedersi su una formula, anche se gli ha regalato successo di vendite e di critica. Sono trascorsi più di dieci anni dal primo romanzo, e sento che ogni volta ricomincio da zero. E così deve essere.

linea verticale Continuo a meravigliarmi, come quel bambino piccino che si rinchiudeva nella biblioteca del suo quartiere operaio

Prima, il tuo lavoro principale non era la scrittura. Quanto ti ha aiutato il tuo impegno nei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, nella tua carriera di scrittore di noir?

Molto. Uno scrittore è come un alambicco, dove si distilla l’esperienza individuale per convertirla in finzione, parole, storie e immagini capaci di convertire quello che è personale in universale.

I tuoi romanzi combinano elementi differenti: noir, storia e anche un tocco romantico e nostalgico. Che tipo di scrittore vuoi essere?

Spero solo di riuscire a diventare il miglior scrittore che mi sarà possibile essere: vincere le mie incapacità, superare i miei limiti, senza pensare a generi o etichette. Viviamo tempi meticci, e la mia voce lo è. Voglio comprendere ed essere compreso.

C’è qualche scrittore che ti ha ispirato? Quali sono invece gli autori che apprezzi da lettore?

Il mio scrittore di riferimento è Albert Camus, ma allo stesso modo mi appassionano la scrittura russa del Novecento o poeti come Walt Whitman e T.S. Elliot, insieme agli scrittori della grande depressione statunitense, come John Steinbeck, o a esteti come Francis Scott Fitzgerald. La letteratura è un universo infinito.

La tristeza del samurái è stato pubblicato, da noi, come Il mio sole è nero. Puoi anticiparci se prossimamente potremo leggere qualcos’altro di tuo in italiano?

Ne sarei incantato, assolutamente. Amiche come Alicia Giménez-Bartlett mi hanno detto meraviglie del lettore italiano. Purtroppo al momento non ci sono editori interessati.

Víctor del ÁrbolÈ uscita da poco in libreria Diez negritos, un’antologia di racconti noir scritti di diversi autori, tra i quali figuri anche tu. Mi sembra che il romanzo poliziesco spagnolo stia vivendo un ottimo momento. Cosa ne pensi?

Attualmente ci sono voci molto autorevoli nel noir spagnolo. Carlos Zanón, Rafael Reig, Lorenzo Silva, Dolores Redondo, che vanno ad aggiungersi, con la loro bravura, agli scrittori già consacrati come lo stesso Silva, Alicia Giménez-Bartlett, Andreu Martín, Juan Madrid, Rafael Chirbes o Eugenio Fuentes. Credo che questo mix tra saggezza narrativa e nuovi stimoli vada a comporre una radiografia ben riuscita non tanto della situazione spagnola in sé, quanto di una crisi del modello sociale che è generalizzata.

Puoi anticiparci qualcosa sul tuo prossimo romanzo?

Spero di poter vedere presto una nuova storia pubblicata. Posso dirti soltanto che momentaneamente chiudo il mio ciclo della memoria, dell’ambito storico, per addentrarmi in un sentimento tanto sinuoso e affascinante qual è l’amore, con le sue forme, le sue verità, le sue menzogne.

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El peso de los muertos La tristeza del samurái Il mio sole è nero Respirar por la herida Un millón de gotas

 

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