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Un progetto pieno di libri. Intervista a Francesc Blanco

Francesc BlancoPresentati ai lettori di Cuéntame. Chi è Francesc Blanco?

Sono nato a Barcellona, nel 1965. A dodici anni ho letto Cent’anni di solitudine. Mi ha sorpreso al punto che decisi che un giorno anch’io avrei scritto. Ma quello che ho studiato è Economia e ho lasciato che la vita mi portasse per altre rotte. Molti anni dopo è successa una tragedia: la morte di mio fratello. Se la vita è un treno in cammino, la mia vita si fermò. Mi guardai intorno e ciò che vidi non mi piacque. Lasciai il lavoro, ben retribuito ma che mi assorbiva ogni energia, per un altro meno qualificato ma che mi lasciava del tempo libero. E fu allora che ripresi quel vecchio sogno. Nel giugno del 2015 Suma de Letras ha pubblicato il mio primo romanzo: Proyecto XI.

 Com’è nato Proyecto XI? Come ti è venuta l’idea?

Volevo scrivere delle persone che, come me, provano un assoluto rispetto per i libri tanto da essere capaci di calarsi dentro le pagine, facendosi traportare fino a quei mondi creati dall’autore. Io per primo mi sono trovato a Comala insieme a Pedro Páramo, nel civico 221B di Baker Street con Sherlock Holmes o durante la battaglia di Waterloo… per mano di Juan Rulfo, Arthur Conan Doyle e Victor Hugo, naturalmente. Tutto è cominciato a partire da uno dei personaggi, Bastian, il primo mattone su cui ho costruito Proyecto XI. Dopodiché, grazie a lui, è venuto il resto.

Puoi spiegare in breve a chi non lo ha ancora letto di cosa parla il tuo romanzo? C’è qualcuno in particolare che secondo te dovrebbe leggerlo? E se sì, perché?

Un giornalista scettico, Jon Vivaldi, si trova immerso in Proyecto XI, una serie di undici reportage grazie ai quali pretende svelare la truffa su cui si basa l’occultismo. Appena prima di scomparire invia uno strano messaggio e-mail a Anna Krauss, la sua editrice, in cui afferma di aver incontrato qualcosa di sorprendente e autentico. Le chiede anche che accorra in suo aiuto in un vecchio edificio che si trova in calle Poeta Cabanyes, a Barcellona. Anna troverà lì il diario di Bastian, un uomo che trent’anni prima aveva vissuto in quel luogo e che possedeva delle facoltà insolite legate ai romanzi: era in grado, per esempio, di predire il futuro a partire dai libri.
Francesc BlancoProyecto XI vuole arrivare a un pubblico ampio: da coloro che semplicemente vogliono trascorrere qualche buon momento d’intrattenimento fino a chi cerchi qualcosa di più e abbia il desiderio di riflettere sul ruolo che giocano i libri nella nostra vita.

Proyecto XI è un mix di fantastico e thriller, con molti riferimenti letterari e una struttura molto complessa. Quanto è stato difficile realizzarlo? Quanto tempo ti ci è voluto per scriverlo e come è arrivato alla pubblicazione con Suma de Letras?

Molto. Scrivere non è facile, almeno per me. E trasportare una storia che si trova nella tua mente su carta, rendendola comprensibile per gli altri, è complesso. Esiste un’unica formula: tanto lavoro.
Ci ho messo due anni per mettere insieme il manoscritto. L’aiuto dell’agenzia letteraria Sandra Bruna è stato fondamentale per trovare un editore coraggioso come Suma de Letras che puntasse su un autore nuovo.

Nel romanzo i personaggi parlano molto di libri e a loro volta i classici della letteratura finiscono per convertirsi in personaggi della storia. Che ruolo hanno i libri nella tua vita? Che tipo di lettore sei?

graffa È difficile trasporre su carta una storia che si trova nella tua mente, rendendola comprensibile per gli altri

I libri sono fondamentali nella mia vita. In alcuni momenti complicati li ho usati anche come una sorta di terapia, nascondendomi al loro interno. Credo che un mondo senza libri sarebbe un mondo differente, un mondo distante e di sicuro un mondo peggiore.
Sono un lettore molto eclettico. Adoro Stendhal, per esempio, ma al tempo stesso mi piace Stephen King. Non credo che tutto ciò che è intrattenimento sia banale, né che tutto ciò che ci spacciano per letterario sia valido. Oggi si circondano i classici di un’aura solenne, come se fossero riservati a pochi eletti. Ma in realtà sono di solito libri molto divertenti, a patto di avvicinarsi a loro senza pregiudizi. La maggior parte degli scrittori del diciannovesimo secolo puntava, come noi, a creare interesse e a essere letta. Un romanzo che nessuno legge è come una festa senza invitati. Dickens, per esempio, pubblicava sulle riviste e cambiava i personaggi e le trame a seconda delle vendite.

Sei nato e ora vivi a Barcellona, che è una città molto importante per la cultura spagnola. Quasi tutti gli editori più importanti sono lì e anche molti degli scrittori migliori. Il tuo romanzo parla della città e della sua storia. Che vincolo ti lega a Barcellona?

Sono nato a Barcellona e anche se ho vissuto in altre città ho trascorso la maggior parte della mia vita lì. Credo che il processo di formazione, per esempio di un ingegnere o di un medico, cominci all’università. Invece per uno scrittore è differente: sono essenziali le letture della gioventù. L’infanzia è l’inchiostro dello scrittore. E le mie letture hanno avuto luogo nelle strade di Barcellona. Anche in veste d’autore sono nato lì, quindi per me rappresenta un posto incredibile da un punto di vista creativo.

Proyecto XIHa chiuso, a Barcellona, una libreria storica come la “Negra y criminal”. In tutta Europa le librerie soffrono e sopravvivono a stento a causa della crisi economica. Secondo te come si può uscire da questa situazione e tornare a puntare sulla cultura?

La figura del libraio che consiglia tenendo conto dei gusti dei clienti, invece di limitarsi a raccomandare i libri più venduti, è essenziale. E ne restano sempre meno. Quando una di queste librerie chiude, muore un pezzo di letteratura. Paradossalmente la globalizzazione culturale non ci ha portati a conoscere voci nuove provenienti da altri posti, ma ha fatto sì che tutti quanti finissimo per consumare le stesse cose.
Da ottimista, non posso che pensare che stiamo vivendo una situazione congiunturale e che le istituzioni pubbliche rimetteranno la cultura al posto che merita appena sarà possibile farlo. Ma spesso è faticoso crederci. Sai a quanto ammonta l’IVA che si applica in Spagna alla cultura? Il 21%! Non stiamo parlando di macchine o di sedie, ma di libri e di film. Non di solo pane vive l’uomo!

Nonostante sia un’opera autoconclusiva, Proyecto XI apre ad altri romanzi con gli stessi personaggi. Hai già in mente di proseguire con i tuoi protagonisti o stai lavorando a qualcosa di completamente diverso?

Anche se Progetto XI si conclude, lascia alcune porte aperte che sarà necessario chiudere. Il seguito è a buon punto. Dovrebbe essere il prossimo romanzo a vedere la luce. Ma non si può mai dire, a volte una storia incrocia il tuo cammino e ti conquista; e allora non puoi far altro che inginocchiarti di fronte a lei e prendere la penna per metterla nero su bianco.

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