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Non avere paura del sesso. Intervista a Silvia C. Carpallo

Silvia C. CarpalloPresentati ai lettori italiani. Sei giornalista, sessuologa e adesso anche scrittrice. Chi è Silvia C. Carpallo?

Mi risulta difficile definirmi attraverso un’unica professione, perché un po’ tutte queste mi rappresentano. Sono giornalista ed è una delle mie grandi passioni, visto che mi piace molto comunicare: mi piace trovarmi dove nasce l’informazione e sentire quel piccolo brivido nel dare le notizie. Sono sessuologa perché ho l’impressione che il sesso sia una parte vitale delle nostre vite e che sia importante trasmettere un’informazione veritiera a riguardo, affinché ci si possa aiutare a essere più felici nel nostro quotidiano; e mi rende orgogliosa sapere che una parte del mio messaggio aiuti a tirar fuori un sorriso. E, per ultimo, sono scrittrice perché adoro immaginare storie e plasmare sul foglio bianco tutto ciò che sogno a occhi aperti, con l’idea di far sognare altre persone che nemmeno conosco.

Decirte adiós con un te quiero è stato pubblicato da pochi mesi. Come ti è venuta l’idea e quanto è stato difficile svilupparla?

Erotismo differenteCi metto di più a sviluppare l’idea che a scrivere il romanzo. Dedico molto tempo al processo creativo, a pensare i personaggi, ideare trame, trovare i luoghi e, in sostanza, a gettare le basi della storia fino a quando ho la sensazione che cominci a prendere forma. Mi piacere avere un canovaccio da seguire anche se dopo, quando mi butto nella scrittura, questo continua a cambiare a seconda di cosa mi chiedano proprio i personaggi: va adattandosi a ciò che richiede la storia, perché le storie acquisiscono vita propria senza che tu te ne renda conto. Per quanto riguarda invece il tempo, per me il problema è la necessità di rimanere molto concentrata quando è il momento di mettermi a scrivere. Ho bisogno di sommergermi e di seppellirmi nella storia, così mi risulta difficile dedicarle soltanto un’ora al giorno, per cui approfitto dei fine settimana e delle vacanze; e di conseguenza il processo tende ad allungarsi più di quanto vorrei.

Il tuo romanzo parla di tre amiche quasi trentenni che si ritrovano dopo molti anni dai tempi dell’università. Quanto è importante per loro, e per te, risolvere ciò che si riferisce al passato prima di potersi confrontare con un presente così difficile come quello che stiamo vivendo?

Il messaggio del romanzo è che a volte è necessario dire addio a certe cose che ami per imparare ad andare avanti, per poter proseguire con il passo successivo. Nel caso delle protagoniste, devono dire addio a una tappa molto dolce, quella dei giorni universitari, per iniziarne una nuova, nella quale finalmente prenderanno in mano le redini delle loro vite. Penso che se ho scritto questo romanzo è precisamente perché, secondo me, è importante imparare a voltare pagina e non vivere sempre aggrappati al passato.
Quanto alle difficoltà del presente, anche queste si riflettono nel libro. Non sono ragazze milionarie, né conoscono uomini con aerei privati; anzi sono tre quasi-donne alla ricerca del proprio spazio in un momento in cui è tutto complicato e in cui le possibilità per i più giovani si sono ridotte. Ma ciò che non potranno mai negarci è la possibilità, quantomeno, di provarci.

linea verticale Le donne devono prendere in mano le redini della propria vita, delle proprie relazioni e della propria sessualità

Come mai hai optato per una narrazione sempre in prima persona, per di più con tre voci differenti? È stato difficile riuscirci?

Di fatto mi risulta più facile raccontare in prima persona, è come se scrivessi un diario fittizio su una vita differente dalla mia; ed è più divertente. Inoltre mi viene meglio immergermi nella mente delle protagoniste e credo che sia d’aiuto anche per il lettore, per identificarsi di più con loro, anche se devo riconoscere che mettermi nei panni di tre donne diverse e continuare ad alternarle è stata una sfida.

Una delle principali qualità di Decirte adiós con un te quiero è la sua grande ironia. Mi sembra che rispecchi lo spirito di serie tv come Sex & the CityMasters of Sex o L World, che parlano di sesso senza pudori o ipocrisie. Quanto è difficile parlare di sesso oggi in Spagna?

Ho cercato di far sì che la storia mostri tutte le sfaccettature della vita di una donna: quella lavorativa, le amicizie, gli amori e, ovviamente, il sesso; in maniera reale, naturale, così com’è la vita stessa. Nelle scene erotiche, che sono diverse, l’idea è mostrare come il sesso sia una parte di più della nostra vita e che possiamo parlarne senza pregiudizi. In Spagna si parla molto di sesso, ma lo si fa male. Si continua a considerarlo un tema da risate, rossori o momenti d’imbarazzo… così, senza motivo; e non come una parte ulteriore delle nostre vite. Per questo motivo, tanto in questo libro che nel precedente, El orgasmo de mi vida, ho provato ad approcciarlo in un altro modo e mettere in luce anche i tabù, come la masturbazione femminile o le relazioni tra donne, per mostrarli come qualcosa di assolutamente naturale.

Silvia C. CarpalloQuanto ti ha aiutato la tua esperienza di sessuologa? Ci sono nel romanzo degli aneddoti reali?

È curioso che in alcune delle recensioni del romanzo hanno segnalato come si noti che è scritto da una sessuologa. Suppongo che in parte sia dovuto al modo in cui tratto la sessualità femminile, ma anche, per esempio, per il fatto che una delle protagoniste lavori in un sexy shop, il che mi ha permesso di parlare di educazione sessuale, di giochi erotici per le donne o di alcuni temi per i quali è vero che ho fatto ricorso alla mia esperienza professionale.

Il genere romantico-erotico è diventato di moda, a partire del successo di Cinquanta sfumature di grigio. Ti piacciono questi romanzi? Oppure credi che siano pieni di luoghi comuni?

Ho già detto in diverse occasioni che questi romanzi hanno un ruolo molto positivo e consiste nell’aver permesso di superare i divieti. Da un lato, perché i romanzi romantici ed erotici hanno smesso di un essere un genere vituperato e si sono adattati di più alle donne d’oggi; dall’altro, perché ha avvicinato al genere una grande varietà di pubblico, soprattutto femminile, di qualsiasi età e condizione sociale, che grazie a questi romanzi si azzarda a parlare più apertamente di sesso. È un peccato, invece, che non si sfrutti appieno l’occasione. Dal mio punto di vista, l’accesso a un grande pubblico dovrebbe essere lo stimolo per ricorrere ai libri per migliorare l’educazione sessuale, per legittimare la donna nella sua sessualità e aiutare a favorire la libertà sessuale di tutte le persone. Tuttavia, la maggioranza di questi romanzi perpetua un modello di relazione sentimentale nella quale la donna è sottomessa all’uomo e in cui elementi come la classe socio-economica risultano eccessivamente significativi. In pratica, nonostante sia stata aperta una porta, si continua a proporre un modello sociale maschilista e antiquato, che ci sta facendo retrocedere; e lo vediamo chiaramente quando, in una scuola, le ragazze commentano quanto sia romantico il fatto che il loro fidanzato sia geloso, perché questa è l’idea venduta nei romanzi. È per questo motivo che la mia idea è che si debba approfittare del romanzo erotico e romantico per apportare qualcosa di più, per nuove idee e per aiutare tutti noi, alla fine, a renderci conto che le donne devono prendere in mano le redini della propria vita, delle proprie relazioni e della propria sessualità.

Decirte adiós con un te quieroEl orgasmo de mi vidaQual è la tua opinione sul mondo editoriale di oggi, in cui aumentano le donne lettrici e si riduce il numero di uomini che leggono?

A Madrid si celebra un incontro con il titolo “Io leggo romance per adulti”, al quale ogni anno intervengono sempre più donne proveniente da tutta la Spagna: nell’ultima edizione si era intorno alle cinquecento. È qualcosa d’incredibile, non soltanto per il numero di spettatrici, ma anche per il fervore dimostrato nei confronti dei loro romanzi e delle loro scrittrici preferiti. Questo mi fa pensare che non sia tutto perduto, che il libro continua a essere un grande compagno di viaggio nelle nostre esistenze, che si continua ad apprezzarlo e che, forse, quello che bisogna riuscire a fare è capire come avvicinarsi al lettore maschile affinché dimostri lo stesso interesse delle donne.

A cosa stai lavorando adesso? Possiamo aspettarci un nuovo romanzo?

Sì, sono a metà di un nuovo progetto, nel quale seguirò parzialmente la linea di Decirte adiós con un te quiero, nel senso che sarà narrato da tre donne diverse, sempre in prima persona. In questa circostanza saranno unite non tanto da legami d’amicizia, quanto dall’appartenenza alla stessa famiglia, in modo da poter riflettere la vita sentimentale e sessuale di donne di età e generazioni differenti. L’idea è che non sia mai troppo tardi per innamorarsi e che possiamo offrirci sempre una seconda opportunità.

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