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Un uomo, il pane e il cane. Intervista a Pablo Aranda

Pablo ArandaPresentati ai lettori di Cuéntame. Chi è Pablo Aranda?

Ciao, sono uno scrittore e mi concentro sulla realtà che mi circonda per poter trattare, nei miei romanzi, di temi come la menzogna, la solitudine, le leggi che governano le relazioni, l’amore, la bontà, l’ironia. Sono anche molte altre cose, come l’uomo con la faccia assonnata che scende alle 7.45 per portare giù il cane e approfitta della passeggiata per comprare il pane in una panetteria dove se anche mi sono dimenticato il portafogli non importa, lo pagherò dopo. O anche l’uomo – sempre con la faccia assonnata – che crede che un altro mondo, migliore, più giusto, sia possibile.

Il tuo nuovo romanzo s’intitola El protegido. Per favore, ci dici di cosa parla?

È il cammino di formazione di un uomo normale che si trova coinvolto per caso in un assunto mafioso che potrebbe costargli la vita. Questo giovane non sembra avere i mezzi per sbrogliarsela in una società ostile. Il poco che ha è una relazione che sta cadendo a pezzi, un figlio molto piccolo e il suo passato insieme alla madre del bambino.

Questa storia è una combinazione di molti generi (tra i quali il dramma sociale, la storia romantica, il noir). Quando hai cominciato a scriverlo avevi già tutto ben pianificato? Qual è il tuo modo di lavorare?

Il protettoQuando ho cominciato a scrivere avevo chiaro soltanto il tono del romanzo e il punto di partenza della trama principale. Non sapevo molto di più. Mi butto subito a scrivere, questo mi costringe a fare molte correzioni. Circa il mio metodo: quando sto scrivendo un romanzo, devo scrivere tutti i giorni, anche se dovesse essere per poco. Scrivo veloce, per cui quasi mi basta un’ora e mezza e mi resta il tempo per scendere con il cane, pagare il mio debito alla panetteria e andare a prendere i bambini a scuola.

Oltre che scrittore sei giornalista. Come e quanto ti aiuta a sviluppare i tuoi romanzi?

Ho lavorato come insegnante di spagnolo per stranieri, come accompagnatore di persone affette da disabilità mentale e come educatore di minorenni sotto tutela giudiziaria. Da circa dodici anni accompagno la letteratura con collaborazioni giornalistiche. Sono autore di due rubriche d’opinione settimanali su “Diario Sur” e di tanto in tanto di reportage di viaggio per El Viajero, su “El País”. Il lavoro per i giornali non ha una relazione diretta con i romanzi, ma a sua volta mi piace; e mi aiuta a pagare il pane. La panettiera mi è molto grata del fatto che le paghi il pane, nonostante a volte lo faccia con un po’ di ritardo. Il cane è grato che avanzi del pane, perché quello che avanza se lo mangia lui, insieme al mangime, e poi scodinzola.

In Twitter, grazie all’hashtag #elprotegidoporelmundo, il tuo romanzo ha viaggiato molto. Cosa pensi delle reti sociali? Secondo te possono contribuire a creare nuovi lettori?

linea verticale La crisi, in tutte le sue sfaccettature, è molto letteraria. Mi interessa molto

Internet e le reti sociali mi sembrano degli strumenti straordinari, nonostante possano essere anche pericolosi, perché provocano dipendenza e possono dare una prospettiva sbagliata di ciò che è importante e ciò che non lo è. Io mi diverto a navigare, poco ma ogni giorno. Mi serve anche per condividere qualche idea e interviste, recensioni o, come hai detto tu, foto del mio ultimo romanzo in posti diversi nel mondo. Penso che sì, che possa dare un contributo per incrementare la lettura. Così è più facile arrivare a un pubblico ampio e convincerlo che leggere può essere qualcosa di affascinante.

Spesso i romanzi aiutano a capire la realtà più dei saggi. Sei d’accordo? Vale anche per El protegido?

Del tutto d’accordo. Se volessi spiegare a qualcuno com’era la vita quotidiana nei Paesi Baschi durante gli anni peggiori dell’ETA, per esempio, raccomanderei la lettura, prima di un libro di storia, de I pesci dell’amarezza di Fernando Aramburu. Miguel de Unamuno parlava già della interstoria, la storia di coloro che non fanno la storia. Mi piace pensare che i personaggi de El protegido siano verosimili e rispecchino vite possibili.

Pablo ArandaHo l’impressione che ultimamente ci siano molti scrittori andalusi che si stanno mettendo in mostra parlando della crisi. Oltre che la tua, è il caso di romanzi come Todo está bien di Daniel Ruiz García o Solo amanece si estás despierto di José Luis Rodríguez del Corral. Pensi che questo presente difficile sia d’aiuto per voi scrittori per trasmettere un messaggio comune?

La crisi, in tutte le sue sfaccettature, è molto letteraria. Mi interessa molto la crisi, non solo quella congiunturale, ma anche quella strutturale; e la ricerca di soluzioni. Ma a livello letterario sono interessato a raccontare storie, che siano il più possibile avvincenti e presentate nel miglior modo possibile. Posso avere in comune dei temi con altri scrittori, ma è una coincidenza: in realtà ci sono solo sei o sette temi universali, ma la scrittura è un lavoro solitario e per quanto mi riguarda non c’è nessuna volontà a priori di concentrarmi su questa coincidenza.

El protegidoC’è qualche scrittore che consideri come tua influenza? E qualche romanzo altrui che, potendo, ti sarebbe piaciuto scrivere?

Un’influenza? Sicuramente i primi romanzi di Mario Vargas Llosa. Romanzi che mi sarebbe piaciuto scrivere… molti. Per esempio i romanzi che compongono la Trilogia della frontiera dell’americano Cormac McCarthy, anche se avrei fatto fatica a essere tanto severo con alcuni personaggi. L’equatore delle cose, del grande Rafael Chirbes, morto da così poco, è un altro romanzone. Ce ne sono molti.

Stai già scrivendo qualcosa di nuovo? Puoi anticiparci qualcosa?

Sto dando gli ultimi ritocchi a un romanzo nuovo, che a livello di scrittura, e in minima parte anche quanto a tematica, ha una certa somiglianza con El protegido: è uno sguardo sul presente e al tempo stesso, più o meno vent’anni prima, su quando il protagonista comincia l’università. Ci sono anche bambini le cui origini sono poco chiare, e anche un cane; e un pizzico di mistero. E ho anche pronto un romanzo per ragazzi che parla delle molestie subite tra i banchi, ma trattate con ironia e dolcezza, cosa per niente facile.

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El protegido Los soldados Ucrania La otra ciudad El orden improbable

 

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