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Sulle orme del linguaggio. Intervista a Jorge Carrión

Jorge CarriónLa prima domanda è la stessa per tutti: chi è Jorge Carrión?

Sono uno scrittore. Quel che intendo dire è che penso a me stesso come a uno scrittore, e lo faccio sempre, per mia sfortuna. Per fortuna, mi occupo di letterature, come scrittore, ma anche come professore, come giornalista e come editor.

Non sei uno scrittore convenzionale. I tuoi romanzi vivono a cavallo dei generi letterari; e al tempo stesso sei, tra le tante cose, saggista, giornalista, sceneggiatore di fumetti. Qual è la tua relazione con la scrittura e quale il tuo metodo di lavoro?

Ho scoperto da poco che il mio metodo somiglia a quello di Italo Calvino. Anche lui continuava a riempire pagine di appunti disparati, fino a quando uno prendeva il sopravvento sugli altri e allora ci si dedicava, per trasformarlo in un libro. Anch’io ho molti progetti che vivono contemporaneamente. Fino a quando uno s’impone, come un’ossessione, e tutti gli altri rimangono congelati. I mesi dell’ossessione sono molto duri. Proprio adesso li sto vivendo, con il mio prossimo libro: e non li augurerei neanche al mio peggior nemico.

I turistiSei autore di una trilogia, Las huellas, che comprende I morti, Los huérfanos e Los turistas. Tre romanzi sperimentali, ucronici, capaci di ibridare il linguaggio della narrativa con altri, come quello della pubblicità, delle serie tv, del cinema o del saggio. Puoi dirci qualcosa di più?

Sono un tentativo di pensare seriamente la finzione. La sua essenza. La materia di cui è fatta. Perché non siamo in grado di vivere senza finzione. Che cosa sono i personaggi di finzione? Come vengono creati i miti, le leggende, le utopie, le religioni? Sono tutte manifestazioni di grandi finzioni collettive. Per capirlo faccio ricorso a tre romanzi di genere e forma differenti; e all’opera di Mario Alvares e di George Carrington , che decisero di realizzare un capolavoro. Seguo le loro orme, nel presente, nel futuro e alla fine anche nel passato, nell’anno 2000, quando tutto è cominciato.

Dopo la trilogia sei arrivato al fumetto. Barcelona. Los vagabundos de la chatarra è un reportage per immagini. Di cosa tratta? Quante ricerche ti ci sono volute?

linea verticale Sono convinto che le librerie continueranno a esistere per moltissimo tempo. Ma, anche, che la loro sopravvivenza sia nelle nostre mani

Si tratta di una grande cronaca di un anno di crisi spagnola, concentrato su Barcellona. Io e Sagar, il disegnatore, siamo usciti ogni venerdì per un anno intero a realizzare interviste. Ad architetti così come a vagabondi, per poter comprendere la città attraverso la circolazione dei ferrivecchi. Il fumetto è un linguaggio ideale per un lavoro di questo tipo. Ho imparato molto insieme a Sagar e continueremo a lavorare nel campo della non-fiction.

Tra le varie cose, ti occupi di linguaggi televisivi. Sono in molti a credere che le serie tv potrebbero arrivare, di qui a breve, a sostituire il romanzo e le altre forme di letteratura. Tu cosa ne pensi?

Io credo nella convivenza. Nelle nostre vite abbiamo un bisogno di storie così grande da avere tempo per la letteratura, per il cinema, per le serie tv, per i videogiochi, per i fumetti e addirittura per i reality televisivi, che sono un’altra forma di finzione. Il romanzo è il modello per antonomasia: graphic novel, romanzo a puntate, romanzo multimediale. Stiamo vivendo un tempo che è assolutamente letterario, anche se la pixelizzazione cerca di mascherarlo.

Più in generale, come possono influenzare il romanzo e la letteratura i nuovi linguaggi dei mass media, compresi internet e le reti sociali?

Jorge CarriónCome sempre hanno fatto. La stampa tipografica o il treno hanno cambiato la letteratura allo stesso modo in cui lo hanno fatto Word o le reti sociali. Gli aspetti e i dettagli sono ogni volta nuovi, ma la dinamica è antica.

Da poco Garzanti ha pubblicato in italiano Librerie. È un omaggio di grande valore a un mondo, quello delle librerie indipendenti, che sembra sempre più minacciato dalla globalizzazione e dalle multinazionali come Amazon. Tu come vedi la situazione?

Ti ringrazio molto. Con Librerie difendo una visione ottimista. E sono convinto che le librerie continueranno a esistere per moltissimo tempo. Ma, anche, che la loro sopravvivenza sia nelle nostre mani. L’impegno dev’essere nostro, dobbiamo farci carico di una responsabilità personale.

In qualità di professore universitario, e tenendo presenti le statistiche che testimoniano il calo continuo di lettori, come vedi il futuro dell’editoria?

Leggiamo e scriviamo sempre di più. Basta osservare le persone, con i messaggini, gli Sms e i WhatsApp. Però non leggiamo soltanto testi lunghi o su carta. Per questo motivo l’industria ha cominciato a interessarsi a un concetto strano: il contenuto. Il capitalismo trova sempre il modo di riprodursi. Chissà che, in questa circostanza, lo faccia in un modo che rispetti le specifiche forme di intendere la cultura e la trasmissione della conoscenza, che viene definita attraverso il concetto di libro.

I morti los huérfanos Los turistas Barcelona. Los vagabundos de la chatarra Librerie

Nel dettaglio, come ti sembra il momento editoriale spagnolo? Ho la sensazione che la crisi stia spingendo gli scrittori, soprattutto i più giovani, a cercare nuove strade e a non aver paura di sperimentare.

Anche in questo caso sono ottimista, come te. Ci sono più editori che mai. Qui, come in tutto il mondo, tutti vogliamo diventare scrittori. Se oltre a scrivere leggiamo, il business andrà avanti.

Se puoi dirci qualcosa, stai lavorando già a un nuovo progetto?

Il mio prossimo libro sarà Barcellona. Libro de los paisajes, una cronaca e un saggio dedicato a questa benedetta città; e anche un omaggio a Walter Benjamin, con Italo Calvino come ospite di lusso. Ne sono davvero ossessionato. Vediamo se lo concludo una volta per tutte: ci lavoro dagli inizi del 2013, da quando ho completato Librerie.

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