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Il senso della verità. Intervista a Empar Fernández

Empar FernándezPresentati. Chi è Empar Fernández?

Sono professoressa alle superiori, insegno Storia da molti anni e, fin da quando ne ho memoria, ho sempre desiderato scrivere romanzi. Da scrittrice ho una netta preferenza per il genere noir. Mi piace avvicinarmi al lato oscuro.

Il tuo nuovo romanzo è Maldita verdad. Di cosa parla?

Come tutti i romanzi parla di molte cose: della fatalità come origine di alcune tragedie, di quanto possano risultare dolorose alcune verità e, soprattutto, del sentimento di colpa.

Con Maldita verdad concludi una trilogia sul dolore provocato dal male, che comprende anche La última llamada. È una trilogia che si occupa della quotidianità del crimine, senza poliziotti protagonisti. Come ti vengono le idee e qual è il tuo metodo?

Maledetta veritasLe idee provengono quasi sempre da un’osservazione attenta della realtà, dai quotidiani, da ciò che ascolto per bocca della gente. La verità è che non è necessario inventare così tanto per costruire una storia d’impatto. Scrivo tutti i giorni, di solito la mattina, in silenzio assoluto. Il silenzio è fondamentale.

I tuoi romanzi sono, per tua stessa definizione, più di color grigio asfalto che nero. Credi che il noir possa diventare una nuova forma letterario di realismo sociale?

Penso che alcuni di questi romanzi già lo siano. Molti noir si preoccupano di dipingere, con accuratezza maggiore o minore a seconda dei casi, la società in cui ci è toccato vivere. Preferisco un romanzo che descrive a uno che fa denuncia. Personalmente mi piace di più che mi mostrino la realtà senza che nessuno mi indichi cosa devo pensare a riguardo. Sono convinto che ci siano molti romanzi che nascono con una vocazione: plasmare la realtà sulla falsariga di come la vede l’autore.

 linea verticale Molti noir si preoccupano di dipingere la società in cui ci è toccato vivere

Sono convinto che il noir spagnolo stia vivendo un ottimo momento. E, più di tutti, mi sembra che siano le scrittrici quelle che ottengono risultati migliori. È difficile per una scrittrice cimentarsi con il genere?

Scrivere non è difficile, lo è pubblicare. Chissà che un giorno gli editori comincino a farsi la guerra tra di loro pur di avere una scrittrice per le loro collane noir come qualche anno fa lottavano pur di avere a contratto un autore scandinavo. Una cosa vera è che provoca un po’ di straniamento in alcuni lettori, negli amici, nei conoscenti: a volte risulta difficile per loro capire che una donna sia capace di raccontare storie davvero truculente (omicidi, sequestri, mutilazioni…). Dal mio canto io non credo che sarei capace di scrivere un romanzo romanzo. E sì, anch’io penso che la narrativa noir firmata dalle scrittrici stia vivendo uno dei suoi migliori periodi.

Empar FernándezHo anche la sensazione che Barcellona sia diventata il nuovo domicilio del noir, grazie a scrittori come te, Susana Hernández, Víctor del Árbol o Carlos Zanón. Vi sentite parte di un movimento o di qualcosa di più grande?

Mi piacerebbe dirti che è così, ma per il momento non ho questa sensazione. Non so che cosa ne pensino gli autori che hai appena citato. Sarei curiosa di saperlo.

E, rimanendo a Barcellona, qual è il tuo legame con la città e quanto quest’ultima ti influenza in qualità di scrittrice?

Il mio rapporto con Barcellona potrebbe essere definito come intimo. Mi piace la città, così come i suoi quartieri, le sue persone. Quando sto plasmando una storia me la immagino sempre in una zona specifica della città, come se ogni romanzo avesse un suo scenario più adatto. Nei miei romanzi ricopre un ruolo importante la specificità di ciascun quartiere.

Mentiras capitales La mujer que no bajó del avión La última llamada Maldita verdad

So che il tuo prossimo romanzo s’intitolerà Hotel Lutetia. Puoi anticiparci qualcosa?

Vedrà la luce nel 2017 e stavolta non si tratta di un noir. Hotel Lutetia narra la storia di un sopravvissuto del campo di concentramento di Mauthausen che non può tornare a Barcellona – il governo di Franco insiste sul fatto che non ci siano spagnoli che si trovino fuori dal paese – e finisce per cominciare una nuova vita in Provenza, in Francia. Lì nascerà suo figlio, che riceverà l’incarico di svelare i più reconditi segreti di famiglia. L’Hotel Lutetia era il luogo occupato dai nazisti per stabilire il proprio quartier generale a Parigi e, più avanti, quello che utilizzò la Croce Rossa per concentrare le informazioni sui deportati che erano stati liberati dai lager.

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