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Il romanzo di una vita. Intervista a Antonio Gómez Rufo

Antonio Gómez RufoLa prima è sempre la stessa: si presenti ai lettori italiani. Chi è Antonio Gómez Rufo?

Uno scrittore di Madrid che ricorre a parabole universali nei suoi romanzi storici e ad allegorie sul potere e sul male nei suoi romanzi d’altro genere; un autore che prova con umiltà a mostrare il volto dell’uomo messo alle strette dal mondo, un uomo che sbraccia senza poter cambiare il proprio presente, cosciente e vigliacco nei confronti di chi gli è più vicino, delle relazioni di coppia, quelle d’amicizia, del suo impegno nel lavoro, nel sociale, nel politico. Uno scrittore ambizioso che aspira semplicemente a una letteratura che a qualcuno serva come intrattenimento oppure come crociata personale.

Il suo nuovo romanzo è intitolato alla città di Madrid. Cosa vuole trasmettere al lettore? E come ha scelto le storie che lo compongono?

Il mio desiderio è confermare che Madrid possiede una forza narrativa; che è una città universale; che la sua storia, poco nota persino ai madrileni, è epica, trascendente ed essenziale per conoscere la storia d’Europa. E che i suoi protagonisti, gli abitanti di Madrid, possono sentirsi orgogliosi di appartenere a una delle città più belle del mondo.

Il romanzo di MadridMadrid. La novela è un tipo di romanzo ancora poco diffuso in Europa, mentre ha successo negli Stati Uniti e in Inghilterra. Com’è riuscito a raccontare la storia di una città così importante? Quante ricerche le sono state necessarie?

Le grandi città possiedono grandi storie. E Madrid appartiene a questa categoria. Si dà grande peso a questo genere di romanzi nei paesi anglofoni, ma presto avrà lo stesso tipo di considerazione in tutto il mondo. Una città è l’anima di un popolo e tutti i popoli hanno un proprio posto nella Storia. Per questo motivo ho cercato di scrivere il miglior romanzo possibile, in realtà l’unico possibile, su Madrid, facendo ricorso a un’enorme documentazione e con l’aiuto della finzione in quegli aspetti mitico-magici sui quali è impossibile documentarsi.

Con Nunca te fies de un policía que suda ha vinto, nel 2015, il Premio Valencia de la Institución Alfonso el Magnánimo. Con El secreto del rey cautivo il Premio Fernando Lara de Novela. Quanto sono importanti i premi letterari per la carriera di uno scrittore?

 linea verticale Il mio territorio preferito è quello del romanzo, che mi offre più libertà

I premi avvicinano i lettori ai libri. Ed è la nostra grande missione riuscire a creare una relazione stretta tra autori e lettori. In questo senso, i premi letterari hanno ragion d’essere e compiono la loro funzione.

Il monastero maledetto è il suo unico romanzo tradotto in italiano. Ce ne sono altri, tra i suoi, che le piacerebbe consigliare a un editore?

Non conosco bene i gusti dei lettori italiani rispetto ai generi letterari. Però sono convinto che non possano essere poi tanto distanti da quelli degli spagnoli, per cui li raccomanderei un po’ tutti: da La camarera de Bach, un romanzo europeo molto apprezzato, fino a Adiós a los hombres, la mia opera più personale. Oppure La noche del tamarindo, un bestseller internazionale.

Lei ha praticato più o meno tutti i generi. Ce n’è uno che preferisce o con cui si sente più a suo agio?

Il mio territorio preferito è quello del romanzo, che mi offre più libertà. Anche il teatro mi appassiona, ma di questi tempi è molto difficile mettere in piedi un’opera, per i costi e per i grandi rischi.

Antonio Gómez RufoCrede che il romanzo storico insegni a comprendere meglio il nostro presente?

Il romanzo storico è l’impronta che ha lasciato il passato sul nostro presente. I miei romanzi storici sono sempre un modo di raccontare l’oggi in una forma edulcorata, per non sembrare eccessivamente aspro, o aggressivo. Le mie trame si occupano dei problemi di oggi dietro la scusa di un’azione ambientata in un tempo remoto o in posti lontani.

Ha debuttato negli anni Ottanta. Quanto è cambiato, da allora, il mondo dell’editoria spagnola?

È cambiato, sì. In Spagna, così come in molti altri paesi. Le influenze di internet; la ricerca del successo rapido e facile; il numero eccessivo di titoli pubblicati; un apprezzamento più scarso della letteratura a favore dell’immediatezza della curiosità morbosa; la sostituzione dei veri editori con impiegati editoriali… e, non ultimi, molti fattori tra cui non è estranea la crisi economica. Noto un grande cambiamento, sì, ce ne stiamo rendendo conto tutti noi scrittori.

Se guarda alla sua bibliografia, c’è un romanzo a cui si sente più legato? E, se sì, perché?

Con Madrid. La novela, l’ultimo. Erano anni che volevo scriverlo. È un romanzo viscerale, un romanzo che avrebbe potuto essere scritto soltanto da una persona che, come me, sia innamorata di Madrid; ma la mia è una passione non di parte, perché conosco bene sia i pregi che i difetti della città. Non si tratta di un libro “dovuto”, che avrebbe potuto scrivere chiunque, su commissione, semmai un romanzo pieno d’amore affinché chi lo legga si innamori a propria volta della mia città.

Madrid. La novela Il monastero maledetto La camarera de Bach La noche del tamarindo Adiós a los hombres

Sta già lavorando a qualcosa di nuovo?

Ancora no. Anche se è stata un’enorme soddisfazione, Madrid. La novela mi ha stremato. Ho bisogno di qualche mese di pausa e penso che me li prenderò tutti.

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