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La donna in grigio. Intervista ad Anna Maria Villalonga

Anna Maria VillalongaPrima domanda, uguale per tutti: chi è Anna Maria Villalonga? Ti va di presentarti ai lettori di Cuéntame?

Non è facile presentarsi, ma direi che sono una animale letterario da quando sono nata. La lettura e la scrittura sono le mie passioni, anche se non sono le uniche. Sono anche una cinefila e mi appassionano da sempre le serie televisive, l'arte e la musica. La musica rappresenta per me un grande mistero, credo sia la forma artistica che ci arriva in modo più diretto, che più ci commuove. Mi piacerebbe molto saperne davvero di musica.
Ho due laureee in Filologia, Ispanica e Catalana, e un dottorato. Sono professoressa di Letteratura Catalana all'Università di Barcellona. L'insegnamento univeristario mi entusiasma. È il lavoro più bello e gratificante al mondo. Penso di essere una persona empatica e cordiale, dalle ferme convinzioni. Non sopporto le ingiustizie e l'ipocrisia, mi preoccupo molto per le cose, soffro sempre. I problemi del mondo mi affliggono molto perché sono parecchio sensibile. Un'altra delle mie passioni sono gli animali. Li adoro e lotto per loro, mi schiero apertamente con i movimenti animalisti. Ma quello che più mi piace è imparare. Se dovessi definirmi, mi definirei come un'eterna studentessa. Il mio luogo naturale è un banco in un'aula. Un banco da alunna. E imparare, imparare, imparare.

Chi ti segue prima del tuo debutto ufficiale come scrittrice, ti conosce soprattutto per il tuo impegno nel diffondere la letteratura catalana, soprattutto il genere noir (ricordiamo il saggio Les veus del crim (2013) e il tuo blog A l'ombra del crim), oltre a essere una lettrice instancabile. La tua vasta formazione è stata un vantaggio o, al contrario, una zavorra nell'iniziare la tua attività di romanziera?

Anche loro uccidonoDunque, la riposta non è facile. Di fatto, prima di pubblicare il romanzo, avevo già pubblicato molti racconti. Pertanto, il romanzo non è il mio debutto ufficiale come scrittrice. Quantomeno non come scrittrice “di romanzi” pubblicati, perché di romanzi ne ho scritti abbastanza, da quando ero adolescente, ma sono inediti.
Personalmente, il mio bagaglio accademico e la mia formazione costituiscono un enorme impegno. Il rispetto che ho nei confronti della letterratura mi impedisce di prendere qualsiasi cosa alla leggera. Ci sono molte generazioni di alunni che mi leggono, gente che mi segue e mi conosce per la mia mansione divulgativa e il mio lavoro di ricerca. Questo ti zavorra di un'enorme responsabilità.A volte ti impedisce di goderti la scrittura quanto vorresti. Ma è questione di essere onesti, con se stessi e con gli altri. Mettercela tutta in tutto ciò che fai. E se non riesci a farlo meglio, dev'essere perché più di così non puoi, non perché non ci hai provato al massimo delle tue capacità.
D'altra canto, la mia formazione è un grande beneficio. Saperne di letteratura ti dà una visione diversa e molto più aperta, più chiara. Anche se alla fine c'è solo una questione realmente importante: avere letto molto. Senza avere letto molto, è impossibile scrivere.

Parliamo del tuo romanzo, La dona de gris, vincitore del premio come miglior romanzo in catalano al festival Valencia Negra del 2015. Il protagonista è un uomo solitario, pieno di tic, e con due passioni estremizzate, il cinema e la letteratura, che arrivano a essere le sue uniche attività quotidiane, fino all'incontro fortuito con una donna di mezza età che, a dispetto del suo aspetto anonimo, ne stravolgerà l'esistenza. Ci racconti como sono nati questi personaggi?

linea verticale Si trattava di parlare della durezza della società attuale, di mostrare come molte persone possano sentirsi sole e indifese

Mi interessa molto parlare dei perdenti, degli antieroi. I due personaggi de La dona de gris lo sono. In realtà, mi sono resa conto che, anche senza prefissarmelo, tutti i miei personaggi (nel buon numero di racconti che ho scritto) potrebbero rientrare in questa categoria. Il romanzo lo avevo pensato da tempo. Non nei dettagli, ma nella volontà di affrontare il tema della solitudine, dell'isolamento sociale, della quotidianità anodina di molta gente. Si trattava di parlare della durezza della società attuale, di mostrare come, in una grande città, molte persone possano sentirsi completamente sole e indifese. Il mio personaggio principale non ha sperimentato niente di interessante durante la sua vita, tutto quello che sa lo ha imparato attraverso la finzione cinematografica o letteraria. Non ha vissuto in prima persona, è un personaggio grigio, che si è fatto scappare tutti i treni e che si appresta ad affrontare, in solitudine, una vecchiaia senza aspetttative. Tuttavia, è una persona con una formazione, ha letto molto, sa molte cose. Per questo non si piace né sopporta guardarsi allo specchio, perché si rende perfettamente conto del buco nero in cui è caduto. Ed è a quel punto che prende la decisione di cambiare. L'incontro fortuito con la donna è solo un detonatore, una scusa. Quell'incontro gli dà l'occasione di fare qualcosa che non si sarebbe mai riproposto prima.
Anna Maria VillalongaSull'altro versante, la donna è in realtà un'eroina anonima. Una brava persona, una brava madre, dedita, che ha cercato di fare sempre le cose bene. Eppure, la vita l'ha trattata molto male. Sfortunatamente, credo ci siano tante donne come lei. Mi interessava farle prendere corpo, dare testimonianza della sua esistenza vuota e generosa, sacrificata alla famiglia e agli altri.

Il tuo romanzo dimostra quanto la quotidianità possa offrire spunti per un noir psicologico profondo, che fa intuire più che descrivere, senza immotivati eccessi né il ricorso a un linguaggio forte. Se dovessi pensare a una definizione, come lo inquadreresti?

Dal punto di vista del noir classico, ha molto poco del noir. Il mio romanzo valorizza soprattutto l'interiorità dei personaggi, la riflessione sulle pulsioni umane, su quanto siamo capaci di sentire e di fare in un dato momento. Si vuoi chiamarlo psicologico, lo possiamo chiamare così. Si potrebbe anche chiamare “romanzo di personaggi”, che credo lo definisca molto bene. Il noir è un pretesto per dire cose.
Il mio romanzo non ha nulla di superfluo, è assolutamente essenziale, pieno di sfumature, simboli, rimandi interni. Con poche descrizioni ma con un'atmosfera molto elaborata, che insinua più che dimostrare. Era una sfida riuscire a catturare il pubblico con una storia tanto prossima, rifuggendo certi topoi e convenzioni del genere, ma alla fine la gente rimane incollata alla pagina. Tutti mi dicono che, non appena lo iniziano, non riescono più smettere. Credo sia perché si identificano perfettamente con quello che accade. Per me, è il miglior complimento.
Devo dire che mi interessa poco il noir dei bassifondi, del crimine organizzato, del narcotraffico, dei delinquenti. Non ha niente a che vedere con me. Né con la maggior parte dei lettori, in realtà. Mi inquadro chiaramente nelle correnti più innovative ed evolute, che stanno iniziando a spuntare adesso. Qui, in catalano e in castigliano, c'è gente molto brava che sta facendo cose diverse e originali: Núria Cadenas, Empar Fernández, Esperança Camps, Jordi de Manuel, Rosa Ribas, Lluís Llort (cito soltanto quelli che, così su due piedi, mi vengono in mente e che hanno fatto cose più personali, me ce ne sono molti altri). Sono convinta che il genere debba cambiare. C'è gente che pensa che dobbiamo continuare a scrivere come Hammet o Chandler, che lo hanno fatto quasi un secolo fa. Questo è inaudito, non succede mai, la letteratura dev'essere sempre in evoluzione. L'hard-boiled è rappresentato dai classici, è molto bello, ma adesso basta. Non penso che oggigiorno possa funzionare perché non è credibile, è terribilmente anacronistico. Per definizione, ogni attività artistica dev'essere indagine e ricerca, sempre. Altrimenti, non ha alcun senso.
Nuove signore del crimineD'altra parte, credo che il cambiamento sia la strada per elevare il tono e dare prestigio a un genere come il giallo, che ha tanti lettori. Dobbiamo dimostrare, come pensavano già tanti autori prima di noi (Borges, Bioy Casares, Pedrolo, Jaume Fuster ecc.) che si può fare letteratura di intrattenimento con un livello linguistico e uno stile elevato. Oggigiorno si tende troppo a una narrativa noir che sembra una cronaca giornalistica, con un linguaggio troppo semplice e povero, in pratica una copia delle notizie in televisione. A me questo non interessa. In realtà, penso faccia male al genere.

Rimanendo sulle tecniche narrative, La dona de gris risulta essere un romanzo breve nel senso di denso, compatto, ricco di citazioni letterarie e cinematografiche, ma senza ostentazioni. È metaletteraria, ma con un linguaggio apparentemente semplice e diretto. È stato un modo per porre l'accento e ragionare sui topoi del genere? E la capacità di condensare è debitrice in qualche modo della narrativa breve, che coltivi con maestria?

Può darsi. Nel romanzo non c'è niente di gratuito, tutto è deliberato. La mia idea era scrivere un testo breve, una nouvelle. Mi piace moltissimo la narrativa breve. Desideravo anche rompere topoi, demistificare il genere, sorprendere il lettore, rendere omaggio a un cinema e a una letteratura che fanno parte dell'immaginario collettivo. Con il romanzo penso di dimostrare che la metaletteratura può risultare molto attraente. E sì, c'è la volontà specifica di riflettere sui topoi del genere. Sono abbastanza stufa di tanta prevedibilità e di tanti romanzi ricalcati gli uni sugli altri. Sostengo che non sia necessario che il morto compaia nella prima pagina, sostengo che non ci sia la polizia, sostengo che l'eroe protagonista sia in realtà un perdente fallito che rasenta l'assurdo. Quando ho deciso il destino di Gloria, la donna grigia del titolo, intendevo distruggere le aspettative del lettore, metterlo KO. Era la cosa più importante. Non volevo che il mio soggetto fosse prevedibile e ritengo che non lo sia in assoluto. Sapevo che quello che ho fatto con Gloria non sarebbe stato compreso da alcuni, ma ho rischiato. Fortunatamente, sono stati pochi. La maggior parte dei lettori ha capito l'esercizio.
Il linguaggo è diretto, ma lo stile è semplice solo in apparenza. Conferire un certo livello stilistico a una trama verosimilmente tanto quotidiana e insignificante è stata un'altra sfida. Mi sono servita di oggetti e correlativi oggettivi che nel testo sono vitali: il foulard, il profumo, il taccuino, lo specchio, gli uccelli. Il lettore del mio romanzo dev'essere un lettore attivo. Non gli do la pappa pronta. Deve entrare nella storia, interagire. Questa era l'idea.

Anna Maria VillalongaLa dona de gris è ambientato a Barcellona, città sempre più presente nei romanzi gialli, che tanto successo stanno riscuotendo anche qui in Italia. Qual è la tua visione personale di Barcellona e che ruolo ha nel tuo romanzo?

Evidentemente, è ambientata a Barcellona. È la mia città, che conosco bene. Ma il nome di Barcellona non compare in nessun punto del romanzo. È stata una decisione a lungo meditata, per due ragioni molto chiare.
In primo luogo, non volevo che lo spazio fosse più importante del resto degli aspetti. So che Barcellona vende molto come scenario del romanzo giallo (e non giallo) e non volevo approfittare di questa circostanza né incapparvi. Volevo evitare che, parlando de La donna in grigio, le conversazioni e le opinioni si incentrassero sullo spazio, su quartieri e vie concrete, come succede di solito. Volevo che a essere importanti e di spicco fossero altre cose, che sono quelle che mi interessano di più. Mi riferisco ai personaggi, alla loro interiorità, ai loro tratti psicologici e, soprattutto, al versante critico e filosofico che il romanzo contiene. In fondo, il romanzo è una grande riflessione sulla condizione umana, il dolore e l'autodistruzione. I propositi e le conclusioni cui giunge il personaggio principale sono molto profondi, sebbene la semplicità del testo consenta anche una lettura in termini più superficiali, di intrattenimento.
In secondo luogo, l'azione de La dona de gris potrebbe svolgersi in qualsiasi altra città del nostro territorio. In Italia, in Francia, in Olanda, in qualsiasi grande città del mondo occidentale. Per quello non volevo perdermi in questioni che potessero apparire locali, perché la solitudine e il vuoto esistenziale sono inerenti all'uomo contemporaneo, quantomeno all'uomo dei paesi sviluppati. Da questo punto di vista, mi sono riproposta che qualsiasi lettore, di qualsiasi città, potesse sentire che quanto accade nel romanzo potrebbe succedere dietro casa sua. E penso sia così. In tutte le grandi metropoli ci sono sobborgi, contrasti, gente isolata, droghe, vicini solidali, bugie nascoste e realtà impensabili. In tutte. Ciascuna di esse è costituita da nuclei più ridotti, città nelle città che convivono nel tempo quasi senza conoscersi, sebbene siano tanto vicine da poter essere raggiunte in un breve tragitto in metro.

Ritengo tu sia una scrittrice molto solidale con le tue colleghe. Non a caso, hai coordinato due raccolte di racconti, Elles també maten (2013) e Noves dames del crim (2015), che sottolineano l'importante apporto delle voci femminili al genere noir. Credi che questa capacità di “fare rete” tra donne sia parte del successo che sta riscuotendo il giallo in chiave femminile? E quali sono, a tuo avviso, i punti di forza o le eventuali peculiarità? Ci puoi cosigliare qualche autrice?

linea verticale Le donne sono il futuro del genere, non ho dubbi

Può darsi. Ritengo ci sia un bell'ambiente nel mondo del genere noir in generale e femminile in particolare. Le donne sono il futuro del genere, non ho dubbi. Como sono il futuro del mondo su molti altri piani. Stiamo ancora lottando, ma abbiamo forza e slancio e non molliamo, passo dopo passo. Non ci dimentichiamo che siamo la metà della popolazione del pianeta. Noi donne abbiamo paura di innovare, di mutare i luoghi comuni. Forse perché ci vediamo costrette a essere sempre in movimento per migliorare la nostra vita individuale e collettiva.
Per quanto riguarda il genere noir, ce n'è per tutti i gusti. Ma la mia esperienza come coordinatrice delle due antologie che hai citato e come studiosa del genere mi insegna che il noir che interessa maggiormente alle donne è quello relativo all'interiorità dei personaggi, la loro psicologia e relazioni. I conflitti più prossimi, ancorati alla terra e alla realtà maggiormente riconoscibile. Ci interessa meno il crimine organizzato, il sottoproletariato o il narcotraffico. Ci interessa piuttosto spiegare i conflitti di personaggi in cui poterci identificare. Facendo sempre delle generalizzazioni, ovviamente.
Farti dei nomi è per me molto difficile, perché conosco tutti e ci unisce un grande affetto. Non vorrei sottostimare nessuno. Ma voglio comunque insistere sul fatto che, negli ultimi tempi e salvo eccezioni di tutto rispetto, la letteratura criminale che più mi ha interessato è stata scritta da donne, sia in castigliano che in catalano.

La dona de gris è uscito in catalano e poi in spagnolo, in una tua autotraduzione. Come è stato tradursi e quale metodo hai seguito? Tra le due lingue, ce n'è una in cui ti riconosci maggiormente o esprimi appieno il tuo stile?

La traduzione è stata molto gratificante e facile. Sono totalmente bilingue. Ho studiate entrambe le filogie, come ho detto all'inizio. Sono cresciuta parlando in castigliano con mia madre, che è nata nel sud della Spagna. E con mio padre e i miei fratelli, in catalano. Ho sempre scritto nelle due lingue, e mi dà molta soddisfazione farlo. Inoltre, per la generazione cui appartengo, ho fatto tutte le scuole in castigliano. Pertanto, non c'è alcun problema. Al momento, mi sono concentrata di più sul catalano perché è la lingua che uso tutti i giorni, la lingua che insegno all'università. E anche perché penso che il catalano ne abbia bisogno. Ha bisogno che lo rinforziamo con qualsivoglia tipo di letteratura. Siamo in una società diglossica in cui la lingua propria del territorio continua a essere la più debole, continua a trovarsi in una chiara situazione di inferiorità.

Anna Maria VillalongaCosa ne pensi del panorama editoriale in lingua spagnola e catalana (soprattutto per quanto riguarda il giallo)? Si organizzano molti festival, a quanto ne so.

Questo è un domandone. La domanda da un milione di dollari. E la risposta sarebbe molto lunga, quindi cercherò di venire al dunque. Sicuramente, abbiamo una grande produzione, ci sono autori, si organizzano attività, si fanno festival, incontri, seminari. Tuttavia, dobbiamo superare ancora molte prove. Manca il riconoscimento dell'accademia, dell'università, da una parte. Che la smettano di considerare la letteratura popolare come qualcosa di secondario. E qui includo anche altri generi, come il fantastico, il giovanile o la fantascienza. I governi devo investire e scommettere in modo deciso sulla letteratura, devo prendere delle decisioni. Dobbiamo lottare con ogni mezzo contro la superficialità che serpeggia tra noi, raggiungere nuovi lettori, fare in modo che i giovani leggano. È necessario il sostegno dei mezzi di comunicazione, dove scarseggiano sempre più i programmi di libri (gialli e non) e di cultura. Ma soprattutto bisogna scrivere bene. Se facciamo bei libri, se puntiamo all'eccellenza, potremo aspirare a qualcosa in più. Ci serve anche una forte dose di autostima. Convincere tutta la società che la narrativa noir in castigliano o in catalano può essere buona tanto quanto quella che ci arriva tradotta dal resto del mondo. Le case editrici, le librerie, le biblioteche, i blog. Tutto fa brodo e aiuta, ma finché il business dell'editoria continuerà a puntare tutto sull'estero, la vedo dura.

So che sei a buon punto con il tuo prossimo romanzo. Ci puoi anticipare qualcosa? Sarà molto diverso dal primo?

La dona de grisLa mujer de grisSì, sono a buon punto. Uscirà agli inizi del 2017, se tutto va bene. È un romanzo molto diverso da La dona de gris da un punto di vista narrativo. Non c'è metaletteratura, non c'è intertestualità né rimandi cinematografici. È una storia nella quale si intersecano le vite di tre personaggi. La critica sociale compare in modo più esplicito, così come Barcellona. È una storia dura, in cui i personaggi sono l'aspetto più importante. Ci sono antieroi, perdenti, gente che aspira a salvarsi e altri che forse non ce la fanno. Credo che commuoverà molte persone. Qualcuno dei protagonisti può rubare il cuore dei lettori. O almeno lo spero.

Grazie, Anna Maria, per averci dedicato il tuo tempo. Spero che potremo leggerti presto in italiano!

Grazie a voi. Mi renderebbe davvero felice potere essere letta in italiano. Per ora, vi ringrazio infinitamente per il vostro interesse e vi auguro il meglio. Un forte abbraccio.

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