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Le rose di Stalin di Monika Zgustova

  • Scritto da Monika Zgustova
  • Categoria: Testi

Le rose di Stalin«Mio padre non fu l'unico colpevole. Di fatto tutti quei milioni di morti, giustiziati, tutto quello spargimento di sangue non fu tanto colpa di mio padre quanto del Partito Comunista, del regime comunista, di tutto quell'ingranaggio che muoveva il nostro paese» sentì la sua voce chiarire con veemenza alle centinaia di giornalisti presenti alla conferenza stampa nell'Hotel Plaza di New York.
Ma cosa sto dicendo?, pensò dentro di sé, inorridita, ma non poteva smettere. Non appena i giornalisti le avevano domandato di suo padre, di colpo aveva preso a evocare le loro lettere e quella specie di gioco che facevano: lei ordinava, lui obbediva.

Mia cara, piccola Svetlana,
g
razie per i regali. E grazie anche per il messaggio.
Vedo che non ti sei dimenticata di
tuo padre.
Aspettami a Soči, intesi?

Baci dal tuo PAPÀ

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La lavoratrice di Elvira Navarro

  • Scritto da Elvira Navarro
  • Categoria: Testi

La lavoratrice[Questo resoconto include ciò che Susana mi ha raccontato sulla sua pazzia. Prendo nota anche di alcune delle mie reazioni, in realtà non molte. È superfluo aggiungere che la sua narrazione fu più caotica:]
Ero appena tornata a Madrid, internet non esisteva e bisognava far ricorso ai giornali. Il mio desiderio si poteva calcolare sulla speranza che qualcuno mi leccasse la figa mestruata un giorno di luna piena. Così, di sua spontanea volontà. Penso che il delirio si sia annidato lì, in quella pretesa tanto al limite e allo stesso tempo minuscola, come ingoiare un millepiedi condito nell’insalata. All’inizio non ci pensavo, tranne se mi trovavo di fronte a un quotidiano, a quella sezione dove uomini e donne cospirano in tre linee; allora mi veniva la fissa, chiamavo e fosse quel che fosse mi presentavo all’appuntamento. Tenevo un calendario del mio ciclo e chiedevo che l’incontro seguente si tenesse durante la luna piena, a casa mia. La maggior parte mi rispondeva con un no nervoso, non tanto perché gli sembrasse eccessivo, quanto perché a lanciare la proposta ero stata io, come se corresse il rischio di giocare alla roulette russa.

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Hipnofòbia di Salvador Macip

  • Scritto da Salvador Macip
  • Categoria: Testi

HipnofobiaIl generale Sandcliff sparpaglia un mucchio di fotografie sul tavolo. Se le passano, una a una. Alcune le riconoscono: sono uscite sui giornali. Altre hanno stampato in un angolo il timbro di massima segretezza. Le vedranno per la prima volta.
Corpi distrutti. Bruciati dall’interno. Come se le viscere fossero esplose di colpo. Ammucchiati gli uni sugli altri. Identità perse all’ombra di braccia e gambe che le ricoprono come foglie secche d’autunno. Estremità senza tronchi. Ossa sbriciolate. Una montagna di frammenti uniti dal cemento grigio delle ceneri e della polvere, dai resti di palazzi e di vegetazione. Vite anonime calpestate dalla violenza di un istante.
«All’inizio credevamo si trattasse di un suicidio rituale. Ne aveva tutto l’aspetto, avevano detto gli esperti. Ma qualcosa non tornava. Quelle persone sembravano sorprese. Come se un’esplosione li avesse colti nel bel mezzo delle loro attività quotidiane, nei capanni, sulla spiaggia, nella sala da pranzo, in bagno. Non si stavano preparando a lasciare questo mondo.»

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Il musicista del boulevard Rossini di Vicent Usó i Mezquita

  • Scritto da Vicent Usó i Mezquita
  • Categoria: Testi

Il musicista del boulevard RossiniTadeusz non poteva immaginare che quello sarebbe stato il suo ultimo concerto in un teatro, lui che sognava fosse solo il primo, l’inizio di una feconda carriera da concertista, la prima pietra nella costruzione della fama. Il modesto teatrino di paese sul cui palcoscenico erano schierati i musicisti, dovremmo dire compressi più che organizzati, non gli sembrava, in quell’istante, meno sontuoso della Scala di Milano, del Royal Albert Hall di Londra o del Teatro Bolshoi di Mosca. L’emozione di quell’attimo riusciva a fare eclissare le crepe che si profilavano nitidamente lungo le pareti scrostate della sala, il lustro perduto di certi tendoni che reclamavano pensionamento urgente, le lampadine fuse che nessuno si sentiva in obbligo di cambiare, il grugnito delle sedie della platea di poltroncine ogniqualvolta un occupante si muoveva, che era di continuo, o il mormorio del pubblico e le corse dei ragazzini, che non cessavano nemmeno nei momenti più intensi.

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La donna in grigio di Anna Maria Villalonga

  • Scritto da Anna Maria Villalonga
  • Categoria: Testi

Anche loro uccidonoLa donna non aveva alcuna attrattiva speciale. Né alta né bassa, né bella né brutta, né giovane né anziana. Un personaggio grigio in mezzo alla massa grigia. Con un foulard al collo.
L'idea gli era balenata in testa in maniera improvvisa, tuttavia gli era parsa subito una bella trovata, un'attività innocua. Sapeva che, a volere essere proprio puntigliosi, qualcuno avrebbe potuto obiettare che stava trasgredendo la legge o, quantomeno, la tanto ribadita violazione della privacy, ma non se ne preoccupò granché. Gli scrupoli iniziali si dissiparono quando considerò la quantità di videocamere che ci sorvegliano, di giorno e di notte, da qualsiasi angolo della città. Se il Grande Fratello è già tra noi, impunito e all'ingrosso, lui che faceva di male? In mezzo a tanta informazione spiattellata a destra e a manca, un uomo come lui appariva chiaramente inoffensivo.

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