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La luce è più antica dell'amore di Ricardo Menéndez Salmón

La luce è più antica che l'amoreTenendo a freno la sua cavalcatura, un impetuoso baio spagnolo, Pierre Roger de Beaufort posa il piede a terra lamentandosi del maltempo. Colpisce sentire come impreca in latino purissimo e cristallino uno degli uomini più potenti della cristianità, soprattutto se si considera che questo servo di Dio ha a malapena vent’anni. Anche se, in effetti, la recriminazione del cardinale diacono, il futuro Gregorio XI, non sembra fuori luogo, perché piove senza sosta da due settimane, e per la precisione da quando De Robertis si è chiuso nella torre dell’omaggio del castello di Sansepolcro per completare la sua ultima opera.
Beaufort porge a un servitore le briglie del suo cavallo con mano abituata a concedere e a togliere. È la mano di un principe della Chiesa, organo di consacrazione e condanna, sineddoche del proposito ecumenico che rappresenta, mano che nel futuro verrà ricordata nei libri di testo come quella dell’ultimo francese che custodì tra i mortali le chiavi del Cielo.

Sfida Beaufort dal mistero dei suoi occhi schivi, nascosti sotto palpebre gonfie e dolenti, palpebre di fantasma linea verticale

Intanto, sulla parete a nord della torre dell’omaggio del castello di Sansepolcro, come un’offerta incisa in un blocco di pietra, altre mani, quelle di De Robertis, hanno concluso l’affresco che, pur occupando pochi metri quadrati, minaccia di far crollare un antico mondo di princìpi.
Ai piedi della pittura, tracce di un lavoro umile ma imperituro, si vedono frammenti di intonaco, raspi d’uva, noccioli di ciliegia, sandali sformati, un’anfora di olio greco che stilla lacrime profumate.
Eccola lì – irrispettosa, blasfema, inquietante – la ragione che ha fatto balzare Beaufort su un cavallo veloce, focoso, per cavalcare da Firenze con una rimostranza sovrana sulle labbra e un decreto di scomunica redatto su pergamena. Eccola lì, irrispettosa, ma anche seducente; blasfema, certo, ma illuminante; inquietante, senza dubbio, ma al contempo indimenticabile: la Vergine barbuta di Adriano de Robertis, che sfida Beaufort dal mistero dei suoi occhi schivi, nascosti sotto palpebre gonfie e dolenti, palpebre di fantasma o di resuscitata, antesignane di quelle che un secolo dopo un compatriota del cardinale diacono, di nome Jean Fouquet, regalerà alla sua Vergine del Dittico di Melun.

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Ricardo Menéndez Salmón è nato a Gijón nel 1971. 
Ha studiato filosofia a Oviedo, collabora con quotidiani e riviste. Con i suoi romanzi e racconti ha conquistato più di quaranta premi; I cavalli blu, l’ultimo racconto della raccolta Gridare, ha vinto il Premio Juan Rulfo, uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali riservati alla letteratura in lingua spagnola. L’offesa, Derrumbe, e Il correttore sono stati concepiti come una "trilogia del male", che appare in tre delle sue più notevoli manifestazioni: la guerra, la paura, la menzogna. La luce è più antica dell’amore, dedicato alla pittura, è un meraviglioso omaggio alla bellezza sensibile.
 Ricardo Menéndez Salmón è tradotto in cinque lingue ed è una delle voci più ammirate della nuova narrativa europea.

[ © Marcos y Marcos | Traduzione di Claudia Tarolo ]

 

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