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El ejército de Dios di Sebastián Roa

El ejército de DiosPubblichiamo in anteprima l'incipit di El ejército de Dios de Sebastián Roa, uscito pochi mesi fa per Ediciones B, un romanzo storico che è diventato subito un bestseller e che speriamo di poter vedere presto tradotto in italiano.

 

Il messaggero di Dio

Estate del 1774. Siviglia

Il giovane Yaqub sollevò la pietra e la soppesò. Né troppo grande, né troppo piccola, così come gli aveva consigliato suo zio Abú Hafs. Doveva stare bene tra le dita e volare leggera. Inspirò a fondo e provò a controllare il tremore che si era impossessato della sua mano. Non poteva far trapelare la paura, e ancora meno il disgusto. Si obbligò a guardare i condannati.
Erano lì, di spalle allo steccato di legno che avevano tirato su per l’occasione. Spalla contro spalla, mormorando sottovoce le ultime preghiere. Piangevano entrambi. Yaqub si girò alla sua destra e vide il gesto deciso di suo zio, che adesso alzava le braccia per zittire gli insulti della gente.
«Fedeli sivigliani, questi due uomini sono stati condannati! Entrambi sono risultati colpevoli del nefasto vizio della fornicazione!»

Si alzò una nuova ondata di grida. Invertiti, così li chiamavano. Sodomiti. Yaqub osservò i rei. Sembravano non sentire nulla al di là delle proprie suppliche. E nemmeno tentavano di fuggire, nonostante non fossero legati. Certo, non sarebbero comunque arrivati molto lontano.
«Dov’è il principe dei credenti?»
Sebastián RoaLa domanda era sorta dalla moltitudine. Abú Hafs, onnipotente visir dell’Impero almohade e fratello del califfo, strinse le labbra. Impose il silenzio con un altro gesto.
«Il nostro signore non è potuto intervenire, come sarebbe suo dovere… perché ci sono altre faccende a tenerlo occupato! Ma qui ci sono io, il suo gran visir! E soprattutto», indicò il giovane Yaqub, «c’è qui il suo primogenito! E, sopra lo stesso principe dei credenti, abbiamo qui la volontà di Dio, l’Unico», l’indice di Abú Hafs puntò verso il cielo, «che ci ordina di tagliare alla radice il germe del male! Questi due uomini sono stati sorpresi a peccare contro natura e i testimoni sono degni di essere creduti! Compiamo quindi la volontà di chi decide ciò che è permesso e vieta ciò che è proibito!»
L’onnipotente visir voltò la testa verso suo nipote e annuì. Yaqub deglutì. Come rappresentante del califfo, a lui spettava lanciare la prima pietra. Suo zio lo aveva istruito. Gli aveva detto che non poteva tentennare. Che tutti gli occhi gli sarebbero stati addosso, Tese il braccio all’indietro e la folla trattenne il respiro. Il groppo s’ingigantì nella gola di Yaqub. «Sono peccatori», si disse. «Sodomiti. Meritano di morire.»
Non poté evitarlo. Immaginò i due colpevoli insieme, di nascosto, prima di essere sorpresi in pieno amplesso. Nudi, stretti l’uno all’altro, sudati. Forse felici. Si supponeva che una cosa del genere avrebbe dovuto ripugnarlo, invece non era così. Il sentimento di confusione superò quello di colpa.

graffa Yaqub deglutì. Come rappresentante del califfo, a lui spettava lanciare la prima pietra

El ejército de Dios«Forza, fallo», sussurrò l’onnipotente visir.
Yaqub chiuse gli occhi e il suo braccio si scosse come una frusta. Non volle vedere se centrava il bersaglio. Era lo stesso, nonostante tutto. La pietra volteggiò e sbatté di fronte a lui. In quel momento, decine di vestiti frusciarono mentre i loro padroni imitavano il primogenito del califfo almohade. Il gran cadì, i testimoni del processo, suo zio Abú Hafs e un nutrito gruppo di berberi e di andalusi che si erano offerti di partecipare all’esecuzione. L’aria si riempì di sibili, di colpi, di gemiti muti. Il giovane si azzardò a guardare.
Gli imputati si contorcevano sotto la gragnuola di colpi. Uno dei due, incapace di sopportare ulteriormente, provò a scappare. Troppo tardi. I tiratori lo bersagliarono e lo tempestarono. Un sasso gli fece cedere il ginocchio e un altro lo centrò alla tempia. Il disgraziato finì scaraventato contro lo steccato. Rimbalzò e cadde al suolo, dove la pioggia letale proseguì senza misericordia. Si coprì inutilmente la testa con le mani e le pietre gli pestarono le dita. La sua giubba, lentamente, diventò rossa e smise di agitarsi. La sua agonia si concluse.
All’altro condannato spettò una sorte peggiore. Dopo aver assistito al tormento del suo amato, intrecciò le dita verso la folla. Riuscì a rimanere in piedi mentre subiva la lapidazione. Ricevette colpi sul petto, sulle gambe, sulle braccia. Si piegò in due quando le sue costole si ruppero, ma riuscì di nuovo a raddrizzarsi prima che un colpo ben assestato gli spappolasse il bulbo oculare. Cadde sulle ginocchia mentre boccheggiava, impossibilitato a respirare perché lo sterno gli schiacciava le viscere. Allungò la mano verso il suo amato, con il quale si era spinto molto più lontano di quanto avrebbe mai potuto immaginare.
Yaqub aveva di nuovo serrato gli occhi. Voleva dissimulare la sua angoscia, ma non ci riusciva.

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Sebastián Roa è nato in Aragona nel 1968, ma vive a Valencia. È uno dei nomi emergenti del romanzo storico spagnolo, insieme al suo maestro Santiago Posteguillo. Autore di cinque romanzi, Casus belli, El caballero del alba, Venganza de sangre, La loba de al-Ándalus e El ejercito de Dios, ha vinto con le sue opere diversi premi dedicati alla narrativa storica.

 

[ Traduzione di Matteo Di Giulio | © Ediciones B ]

 

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