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Aquella edad inolvidable di Ramiro Pinilla

Souto MenayaRamiro Pinilla è sconosciuto al pubblico italiano.
La sua opera spazia dal romanzo civile a quello politico, dalla narrativa di impegno sociale a quella poliziesca. I suoi anti-eroi, perlopiù operai o emigranti baschi (i cosiddetti maquetos), dopo aver fallito in una prima vita devono provare a rialzarsi per ricominciare da zero: raramente ci riescono davvero. Così è l’ex calciatore protagonista di Aquella edad inolvidable, di cui proponiamo l’incipit per la prima volta in italiano, la cui carriera è stata stroncata da un brutto infortunio.

 

Quell’età indimenticabile

Le dita vacillanti di Souto Menaya non riuscivano nemmeno ad aprire a ventaglio le bustine sul tavolo, per incollarle. Aveva cominciato ad accadergli negli ultimi quattro mesi, da quando la casa editrice delle figurine gli aveva consegnato la nuova scatola, a settembre, e a Souto era sembrato che l’impiegato dissimulasse qualcosa dietro un’aria casuale.

Aquella edad inolvidable«Cosa c’è?» gli domandò l’impiegato.
«Niente.»
L’uomo aggiunse: «Finiscile in fretta, devono essere fuori per quando comincia il campionato di calcio».

graffa Era successo in una mattina di settembre, una mattina fredda e piovosa che non aiutava a sopportare il presente

«Cosa c’entra il campionato con Biancaneve?»
Aprendo la scatola di cartone, una volta a casa, Souto rimase di pietra. Rovistando in una delle pile delle figurine poté vedere se stesso con la maglietta dell’Athletic: «Souto Menaya ‘Botas’. Nato a Baskardo, Getxo, il 13 ottobre del 1921. Giocò nel Getxo e nell’Arenas. Passò all’Athletic Bilbao nel 1942. Segnò il gol della vittoria nella finale di Coppa contro il Real Madrid nel 1943.»
In quel momento, con la figurina in mano, fronteggiandola con lo sguardo, Souto pensò che al suo fallimento aggiungevano, come mancia, una smorfia di pessimo umore. «È come trovarsi di fronte alla faccia di uno stupido. Quando verrà il grande giorno metteranno questo sgorbio nella mia tomba.»
Era successo in una mattina di settembre, una mattina fredda e piovosa che non aiutava a sopportare il presente. Quattro mesi prima, a maggio, aveva cominciato il suo nuovo lavoro, a imbustare innocenti figurine che raccontavano la storia di Biancaneve. La sua epoca d’oro nell’Athletic era stata falciata da ramiro pinilla 2un difensore criminale che aveva ridotto a un purè il suo ginocchio. Zoppo e armato di stampella, fu costretto a dimenticarsi del suo primo impiego, come muratore, e a trovarsi un lavoro seduto e su misura per lui. Quasi sul punto di sposarsi, ruppe bruscamente con la fidanzata per salvarla da un futuro doloroso. Fu allora che venne a trovarlo un giovane giornalista del quotidiano sportivo “Marca”, di Madrid, per proporgli un accordo: lo avrebbero aiutato a ottenere un mutuo per un appartamento a Getxo e un salario mensile di 400 pesetas in una stazione di servizio della Campsa con l’incarico di controllare, seduto, un unico manometro; in cambio lui avrebbe dovuto confessare pubblicamente che il gol della finale lo aveva segnato con la mano. Il giornalista insistette sul particolare del seduto. Un’offerta che avrebbe potuto aggiustare la sua vita. La verità è che Souto era stato sempre molto confuso a proposito di come aveva segnato quel gol, se con la mano o con la testa. O forse non si era azzardato mai a pensarci su.

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Ramiro Pinilla nato a Bilbao nel 1923, cresciuto a Getxo e morto Baracaldo nel 2014, è stato uno dei più importanti scrittori spagnoli. È autore di numerosi romanzi e ha ricevuto tutti i principali premi dedicati alla narrativa. Tra le sue opere più famose si segnalano Las ciegas hormigas, la trilogia Verdes valles, colinas rojas, Antonio B. el Ruso, ciudadano di tercera e La higuera.

 

[ Traduzione di Matteo Di Giulio | © Tusquets Editores ]

 

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