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Schedario di Luis Gutiérrez Maluenda

FarlopaLuis Gutiérrez Maluenda (Barcellona, 1945) è autore di numerosi romanzi noir molto apprezzati dagli amanti del genere. Autore di diversi personaggi seriali, è un attento esploratore dei bassifondi dove prendono il via le sue storie, torbide e intriganti; e mai banali. Con questo originale racconto a spezzoni, che ci ha regalato in esclusiva, debutta in Italia.

 

Schedario

L’ASILO DI SATANA – “L’Asilo di Satana” è una delle tante discoteche che, ubicate in un poligono industriale, circondano ogni grande città. Lì il chiasso non è un problema, la gente che di giorno fa la spola tra fabbriche e vicoli di servizio di notte è già a casa propria e se ne frega del rumore della discoteca. Corrugano un poco il naso e storcono la bocca quando la mattina si trovano di fronte a una pozza di vomito colorito, a una pisciata abbondante o a dei bicchieri rotti.
Gli unici che sì avrebbero diritto a lamentarsi del rumore sono i cinesi che lavorano nel magazzino di prodotti per i negozi “tutto a 1 euro”. Ma i cinesi non sono abituati a lamentarsi, ne hanno abbastanza con il dover lavorare, di tanto in tanto mangiare una tazza di riso, dormire ammucchiati e tornare di nuovo a lavorare.
Motivo per cui “L’asilo di Satana” ha libertà di movimento.

Le malelingue dicono che il rumore è il meno, che quello è un vivaio di tossici.
È vero, più di un adolescente è entrato lì sano ed è salito puzzando di siringa, di biglietto da venti arrotolato appeso al naso, o di pipa aromatica.
Luis Gutiérrez MaluendaE pensare che il locale non ha nemmeno una zona per fumatori.
Sulla parete laterale della discoteca qualcuno dal senso dell’umorismo alquanto criptico ha scritto a lettere di color rosso: NON DROGARTI, TI SBALLERAI.

DAMARIS BRONSKY HERNÁNDEZ – Damaris era una cubana di ventidue anni, in possesso di un passaporto spagnolo ottenuto grazie al matrimonio con Severo Galíndez, un galiziano che era andato a Cuba per scoparsi qualche mulatta: gli avevano detto che per riuscirci non avrebbe dovuto fare grandi sforzi. I due cognomi tanto diversi di Damaris non devono stupirci, suo padre era uno dei cubani dal cognome russo che nacquero alcuni mesi dopo la crisi della Baia dei Porci negli anni Sessanta.
Damaris è venuta via da Cuba sfoggiando il nuovo marito, al quale durante l’intero viaggio era rimasta abbracciata strettamente, baciandogli il collo e mordicchiandogli le orecchie.
Nello stesso aeroporto in cui atterrarono la aspettava il fidanzato cubano. Appena lo vide, lei disse a Severo che aveva bisogno di andare alla toilettes – proprio così lo disse, toilettes, che grazie al suo accento cubano suona una meraviglia – e lui non la vide mai più.
Damaris era ciò che volgarmente viene definita una ruffiana: si lavorava “L’asilo di Satana”, invece di lavorarci dentro. Si muove per i paraggi della discoteca finché cattura un potenziale consumatore di droga, si offre come conquista più o meno facile, entra con lui nel locale, gli dice che avrà bisogno di qualcosa per scaldare i motori, e che lei stessa può portarlo da chi gli può somministrare ciò di cui hanno bisogno, qualunque cosa sia.

graffa Le malelingue dicono che il rumore è il meno, che quello è un vivaio di tossici

Ha molto successo, quasi tutti i suoi approcci si concludono con una vendita di qualcosa di più forte di un Cuba Libre.
Anche se, va detto, in alcune occasioni Damaris deve lavorarsi il futuro cliente con grande perizia e non senza sforzi. Non è da scartare che debba ricorrere a un pompino furtivo nei bagni della discoteca. Ma quelli sono gli incerti del mestiere: è risaputo che Dio ha inventato il lavoro affinché noi umani ci guadagnassimo il pane con il sudore della fronte.
Non fa differenza se in questo caso il sudore è delle gengive: l’intenzione di Dio rimane la stessa.
Non è necessario aggiungere che appena un cliente acquista, lei scompare alla ricerca di un altro.
Damaris era una esperta a sparire.
E ha le spalle ben coperte nel caso in cui sorgano dei problemi. Ha chi la protegge.
Damaris fu trovata morta nell’appartamento a Raval che condivideva con Raúl: aveva un sacchetto di plastica trasparente stretto intorno alla testa.
Ma non era quella la causa della morte. L’avevano strangolata.
Da quel fatto è trascorsa una settimana scarsa.

RAÚL ARGÜELLO ARGÜELLO – Fidanzato cubano di Damaris. Nel suo paese si guadagnava il pane vendendo ai turisti, eccitati davanti a tante mulatte sculettanti che passeggiavano per El Vedado, falsi stimolanti sessuali o cocaina ugualmente finta. Tra i suoi amici era conosciuto come “El Yuma”, a causa della sua insistenza nel volersene andare all’estero nel momento stesso in cui fosse riuscito a convincere uno yuma, uno straniero, a pagargli, in cambio dei suoi favori sessuali, un biglietto d’aereo nel suo paese; e nemmeno gli importava di che paese si trattasse.
Bad hostLo yuma che gli pagò il biglietto era una segretaria d’impresa, discretamente sovrappeso, che lavorava in un’azienda con sede a Barcellona.
Mentre Raúl aspettava che Damaris si trovasse un marito spagnolo, la yuma catalana sfoggiava il fidanzato cubano con le amiche.
L’attesa diventò un po’ troppo lunga. Nonostante fosse dotata di una bellezza dal successo travolgente con il genere maschile, non era così semplice per Damaris; la sua ricerca era limitata dalla nazionalità del potenziale yuma, non andavano bene italiano o svizzeri, il candidato per la sua mano non così pura doveva essere spagnolo, meglio se catalano, anche se quest’ultimo requisito non era strettamente necessario: solo più comodo.
Nel momento stesso in cui Damaris lasciò Severo arenato nell’aeroporto di Barcellona, Raúl sparì dalla vita della segretaria d’impresa e del suo discreto sovrappeso.
Raúl aveva un progetto imprenditoriale con un amico marocchino. L’amico aveva nozioni chimiche e i contatti giusti per trasformarle in contanti.
Tirarono su una società senza passare per il fisco, l’amico marocchino contribuì con competenze e contatti.
Raúl contribuì con Damaris.
Raúl fu trovato ucciso nel suo domicilio lo stesso giorno in cui era morta Damaris: l’avevano strangolato. Sul suo corpo non c’era la minima traccia di violenza o di lotta, qualcuno gli aveva semplicemente spezzato il collo a mani nude.
Tenendo presente che Raúl era un pezzo d’uomo di venticinque anni, ucciderlo nel modo in cui lo fecero non fu cosa da poco.
Ciononostante tutti concordavano sul fatto che Raúl, se avesse potuto dire la sua, non sarebbe stato d’accordo.
L’ora della morte di entrambi era la stessa.

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