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La nostalgia è un'illusione

Marta Rivera de la Cruz Nostalgia come tema letterario. Quando ricordo e passato si mescolano per dare vita a storie interessanti, a nuovi orizzonti narrativi. Ma anche, in parallelo, a una seria riflessione sul concetto di tempo e sul suo impatto sul presente.
È il caso di Fosa común (Penguin Random House, 464 pagine) di Javier Pastor (Madrid, 1962), un romanzo di formazione intriso di politica. Il giovane protagonista si muove durante i primi anni della Transizione, subito dopo la morte di Franco, e cresce insieme al paese in cui vive, tra contraddizioni e ritrovate libertà, tra la paura degli attentati e la tecnologia che avanza.
Diversi anni dopo, lo stesso protagonista, ormai maturo, torna nella sua città natale per scavare in quella fossa comune fatta di ricordi, di esperienze; e soprattutto per aprire un nuovo dialogo con le ombre del suo passato.

Un'opera cupa e al tempo stesso ironica da parte di un autore considerato dalla critica come uno degli innovatori della narrativa di oggi.
Anche El tiempo de las ilusiones sencillas (Suma de Letras, 304 pagine) di Rafael Alcázar (Calera y Chozas, Toledo, 1948) è il ritratto di un ragazzo, ma è anche un memoir e un viaggio nell'infanzia dell'autore.

Quando ricordo e passato si mescolano per dare vita a storie interessanti linea verticale

Sul finire degli anni Cinquanta Rafa ha dieci anni e due amici insparabili, vive in un piccolo paesino vicino a Toledo e trascorre le sue giornate giocando con le figurine, con las chapas e ascoltando le partite di calcio alla radio. Il suo idolo è Alfredo Di Stéfano, il centravanti del Real Madrid, la sua squadra del cuore. Mentre il tempo scorre, i tre amici vedono cambiare il loro paesino: arriva il cinema, che sostituirà poi il calcio nel cuore dell'autore, apprezzato regista.
«Questa storia è nata come la sceneggiatura di una commedia che avrebbe dovuto riflettere aneddoti della mia vita», ha detto Alcázar, «ma la marea di ricordi, mentre la scrivevo, mi ha portato ad aggiungere tanti dettagli che in un film non avrebbero trovato posto e così ho deciso di p
untare alla forma del romanzo.» Un romanzo che è approdato in libreria a gennaio.
Anche Marta Rivera de la Cruz (Lugo, 1970) è così poliedrica da saper passare dal giornalismo alla narrativa, senza dimenticare la televisione. Autrice di libri di benessere e di romanzi, torna con Nosotros, los de entonces (Planeta, 416 pagine), che già dal titolo ammicca alla dimensione del ricordo e della nostalgia.
Sono sei, stavolta, i protagonisti: si sono conosciuti all'università e si sono persi di vista, nonostante in qualche modo siano rimasti in contatto. Dodici anni dopo, uno di loro invita gli altri in Provenza, per un fine settimana in albergo, perché ha una notizia importante da comunicare.
I sei amici avranno due giorni per ritrovarsi, per ricucire memorie e rapporti; e per non far spegnere quella fiamma che li ha tenuti insieme e li ha resi speciali l'uno per l'altro.
Storia di lealtà e affetti, annuncia il lancio della casa editrice, ma è anche una storia di bilanci difficili, di rimorsi e di nuove svolte. Quali? Ai lettori la risposta, dal 2 febbraio in libreria.

Fosa común El tiempo de las ilusiones sencillas Nosotros, los de entonces

 

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