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Memento mori di César Pérez Gellida

morgueMemento mori di César Pérez Gellida è uno dei casi editoriali degli ultimi anni, un successo nato grazie al passaparola che ancora oggi, a due anni dalla prima edizione, non smette di conquistare lettori.
Primo capitolo di una trilogia macabra intitolata Versos, canciones y trocitos de carne, completata dai successivi Dies irae e Consummatum est, l'esordio di Gellida è molto particolare sotto tanti punti di vista.
Anzitutto perché è un vero fenomeno popolare, che è riuscito a diffondersi a macchia di leopardo senza la necessità di un ufficio marketing o di una campagna stampa.
I lettori, colpiti in libreria dalla copertina a effetto, hanno le idee chiare fin dalle prime pagine e le loro aspettative non sono mai deluse da un prodotto d'intrattenimento che, nella sua originalità, sa toccare tutte le corde necessarie per incollare alla pagina.

Un ulteriore aiuto alle vendite e alla circolazione del romanzo è stata la voce che lo ha accostato alla trilogia di Stieg Larsson. La distribuzione capillare garantita da Suma de Letras e un progetto ben eseguito, con i tre romanzi usciti sul mercato a pochi mesi di distanza l'uno dall'altro, sono stati il miglior modo per gettare benzina su quel fuoco e tenerlo vivo.

graffa Una struttura narrativa tutt'altro che casuale, che riesce a ricreare un caos entropico che funziona

La storia, se esaminata in sé, potrebbe essere far alzare il sopracciglio agli esperti di thriller. Un assassino seriale dalla personalità complessa e un poliziotto cinico si scontrano alla pari. Nulla di nuovo. Ma ci sono molte incognite a turbare le indagini, umane e oggettive, e la situazione si complica quasi subito. Memento mori è sì un'abile ricostruzione di un duello a distanza, ma non è nella trama che ha il suo principale elemento di forza.
La scrittura di Gellida, al contrario, è magnetica. Quando si comincia il romanzo è difficile interromperne la lettura, incuriositi dal magmatico labirinto in cui si è condotti. Una struttura narrativa tutt'altro che casuale, ma che riesce a ricreare un caos entropico con rara intelligenza. A questo si sommano il ritmo secco – frasi dirette, molti dialoghi – e la capacità dell'autore di tenere viva l'attenzione spostandola continuamente, ricorrendo a una pluralità di voci e di ambientazioni che non stanca mai.
Non è di troppo nemmeno l'abuso voluto di dettagli in apparenza innecessari, che invece riescono a creare un mosaico in cui ogni pezzo, anche il più insignificante, serve a rendere più verosimile il contesto. In molte circostanze l'interesse passa dal coté giallo a quello sociologico, ma senza traumi. Più che a Stieg Larsson, allora, il pensiero va all'American Psycho di Bret Easton Ellis, con le sue descrizioni insistite e ai limiti della pedanteria.
Memento mori, di conseguenza, si trasfigura e, come i suoi personaggi, indossa una seconda pelle, più attillata, quasi soffocante, che lo rende morbosamente attraente: il noir si fa hardboiled, poi thriller, rasenta l'horror e infine apre la strada per gli altri due volumi della trilogia con un colpo di scena ben congegnato. Un meccanismo a orologeria raffinato che non ci si aspetterebbe da un debuttante; invece il gioco riesce perfettamente a Gellida che, mettendosi sempre sullo stesso piano del suo pubblico, si dimostra tanto umile nell'approccio quanto machiavellico nella sostanza.

Autore: César Pérez Gellida | Titolo: Memento mori | Anno: 2013 | Editore: Suma de Letras | Pagine: 584 | ISBN: 978-84-8365-453-8

 

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