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Sangre fría di Claudio Cerdán

Z NationI morti viventi, questi conosciuti.
Perché è vero che il mercato editoriale, televisivo e cinematografico di genere horror ormai sta lavorando in un'unica direzione continua, sull'onda del successo di The Walking Dead, prima il fumetto e poi la serie tv.
Ma è anche vero che quando ci si discosta dai cliché, spesso e volentieri si riesce a lasciare il segno: lo dimostra il lavoro coraggioso della casa editrice Dolmen, che con "Linea Z" un'intera collana dedicata alla narrativa degli zombie, spinge sempre un po' più in là i limiti di una letteratura che ha evidentemente ancora qualcosa da dire.
Lontano dagli stereotipi è Sangre fría di Claudio Cerdán, uno degli autori più poliedrici dei tempi recenti, capace di saltare da un genere all'altro, spesso senza ripulire la sua penna dai residui di ciò che ha appena scritto; al contrario: utilizzando l'inchiostro sporco come stimolo.

La parola d'ordine diventa allora ibridare. Mescolare. Coniugare. Classificare, con la capacità d'analisi di uno scienziato (pazzo), per poi ricostruire, riprodurre e distorcere. Sempre sotto il segno del pericolo, quello che può riguardare uno scrittore in grado di scrivere fantastico, pulp, noir, hardboiled e thriller e di imbeverli tutti insieme con una forte dose di umorismo e autoironia.

graffa Un romanzo horror pulp che per dialoghi e ritmo sorpassa maestri del genere, come Lansdale o Gischler

Il protagonista di chiama Canelupo (Perrolobo), è un gangster privo di scrupoli e in una città invasa dagli zombie sono i morti viventi a dover aver paura di lui e dei suoi amici di periferia. Ma il Canelupo ha anche un figlio da proteggere e un segreto da tenere nascosto. Appena uscito di prigione, si ritrova una metropoli marcita in cui i morti viventi la fanno da padrone. Decide allora di armarsi e di andare a caccia del bene più importante in una situazione di crisi, la merce di scambio per eccellenza: un enorme carico di droga.
Cerdán si diverte, e si vede, e al tempo stesso riesce nella difficile impresa di non autoincensarsi: in questo modo l'autore dello splendido noir Un mundo peor riesce a trasmettere il suo sense of wonder al lettore e, cosa fondamentale, a farlo divertire come se invece di leggere un romanzo stesse assistendo al più folle degli spettacoli circensi. Per farsi un'idea di cosa riservino le pagine di un romanzo come questo, basta immaginare un frullatore in cui vengano versati, in dosi uguali, i dialoghi di Joe R. Lansdale e lo spirito pulp di Victor Gischler, il tutto però condito in salsa spagnola e con un black humour che rende impareggiabili i protagonisti e, di rimando, i loro feroci duetti.
A sorprendere, se fosse necessaria un'ennessima conferma del talento dello scrittore di Alicante oggi emigrato in Svezia, è la sua adattabilità narrativa a contesti che sì in qualche modo ha già calcato, ma con toni e scelte stilistiche molto diverse: Sangre fría potrebbe essere la prosecuzione di Cien años de perdón o di La revolución secreta, ma al tempo stesso anche la loro evoluzione verso un nuovo tipo di romanzo, ibrido e parallelo, già in partenza sconfinato e immaginifico.

Autore: Claudio Cerdán | Titolo: Sangre fría | Anno: 2015 | Editore: Dolmen | Pagine: 345 | ISBN: 978-84-164-3614-9
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