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Yo fui Johnny Thunders di Carlos Zanón

Rock maloBarcellona, il punk, la gloria che dura il tempo di un riff di chitarra, una batteria che fa rumore, le casse che sparano musica senza tregua, l'alcol, la droga, un musicista fallito.
Che una volta cantò al posto di Johnny Thunders.
Mr. Frankie ha troppi anni sulle spalle, troppi eccessi, troppa fatica. Decide di chiudere con la vita da rockstar e di tornare a casa, per ricominciare da zero, lontano dalla coca, dai cocktail e da un palcoscenico che gli ha lasciato addosso più cicatrici che gloria.
La sua casa è sempre la stessa, là dove suo padre l'ha cresciuto, in un quartiere malfamato e povero, dove la sua sorellastra, mulatta e bellissima, è finita a lavorare in un bingo come amante di un pezzo grosso del crimine. Ma è una casa in cui lui, che ha cambiato pelle troppe volte, non si riconosce più: le vie, le strade, la merda sono uguali e al tempo stesso molto diverse. Solo le scorciatoie e la malavita restano uguali.
Mr. Francis deve farcela a tutti i costi a riemergere dal fango, perché ha due figli che ha rinnegato da tempo ma che non può permettersi di perdere per sempre.

Sono due gli aspetti della biografia di Carlos Zanón (Barcellona, 1966) che rendono Yo fui Johnny Thunders un romanzo speciale: oltre che scrittore, è un musicista ed è un poeta. Ed è bravo in tutto ciò che fa. Solo uno come lui, che usa la novela negra non per divertirsi con morti ammazzati e sparatorie, ma per riflettere su un presente difficile e controverso, è allora in grado di descrivere così ferocemente il fallimento di una rockstar.

graffa Un'amara riflessione sul tempo che corre via, più spietato di un'arma puntata alla tempia

Ma Mr. Frankie è anche un eroe tragico, al tempo stesso patetico e coraggioso, un personaggio con una propria morale: un affabulatore d'altri tempi.
Yo fui Johnny Thunders è un'amara riflessione sul tempo che corre via, come granelli di sabbia tra le dita, più rapido di tutto, più spietato di un'arma puntata alla tempia. Il passato dei personaggi equivale a quello di una città come Barcellona, disposta a tutto pur di dimenticare gli anni di povertà, di sporcizia e di violenza; peccato che sia impossibile cancellare le proprie origini se i bassifondi conservano la memoria di intere generazioni.
Zanón scrive asciutto e punta al cuore delle cose, proprio come il giro di chitarra di una canzone che in due minuti e mezzo deve sparare tutte le sue cartucce e fare centro. Non c'è spazio qui per metafore o significati impliciti, è tutto sotto la luce del sole, soprattutto ciò che normalmente si vorrebbe nascondere. Non c'è elegia del male, né una difesa di come avrebbero potuto andare le cose con solo qualche sbaglio di meno. La vita fa soffrire o, come diceva Léo Malet, fa schifo; e bisogna accontentarsi di sopravvivere.
Grazie a questa lancinante verità, che emerge lentamente, Yo fui Johnny Thunders si rivela gradualmente per ciò che è: un noir vero, un noir crudo, un noir disperato. Tanto riuscito da meritarsi, senza dubbio un premio azzeccato vista la caratura di quest'opera, il premio Hammett.

Autore: Carlos Zanón | Titolo: Yo fui Johnny Thunders | Anno: 2014 | Editore: RBA | Pagine: 320 | ISBN: 978-84-905-6008-2
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