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La trabajadora di Elvira Navarro

La lavoratriceCi vuole coraggio per scrivere un libro come La trabajadora. Ci vuole ancora più coraggio per scriverlo così come lo ha scritto Elvira Navarro (Huelva, 1978), con un primo capitolo respingente e lo sguardo che si apre mano a mano sulla protagonista, che comincia quasi dietro le quinte, e sulla città che, di rimando, vive il suo stesso dramma.
L'argomento, altra scommessa non semplice, è ugualmente ostico: il precariato lavorativo e le sue conseguenze su una persona che, perdendo le proprie certezze economiche, finisce per smarrire anche i propri punti cardinali, emotivi e quotidiani, fino a perdersi del tutto in un miasma psicopatologico che è caotico, ma non delirante.
La trabajadora è il terzo romanzo di Navarro, dopo La ciudad en invierno e La ciudad feliz, e la conferma come una delle voci più interessanti del nuovo panorama letterario spagnolo. Una voce acuta e nitida, la sua, che si ascolta con piacere anche quando parla di cose che piacevoli non sono.

La storia è una storia come tante altre. La protagonista è la correttrice di bozze di una grande casa editrice, ma potrebbe essere la cassiera di un supermercato o l'operatrice di un call center. L'operatrice di call center è la strana donna con cui la lavoratrice del titolo, sempre più disperata ed economicamente alle strette, è costretta a convivere, controvoglia, per poter dimezzare le spese e arrivare a fine mese. Ma tra le due donne nasce anche una strana relazione, in cui i segreti sono più delle (mezze) verità. Ci vorranno psicofarmaci, antidepressivi e un finale sul lettino di uno psicanalista per poter comprendere se è la loro una storia che vale la pena di raccontare oppure no.

Una voce acuta e nitida, che si ascolta con piacere anche quando parla di cose che piacevoli non sono linea verticale

Ciò che più colpisce della struttura tripartita scelta da Elvira Navarro è il rapporto diretto che lega i personaggi alla città. L'autrice, che anima un blog dedicato alle periferie di Madrid, è attenta quando si tratta di esplorare sobborghi e zone meno conosciute della sua città. E così i suoi personaggi, che scivolano verso i margini urbanistici man mano che le loro carriere scivolano ai margini della regolarità.
Con l'aumentare dei problemi economici, visto che l'editore non è rapido nel pagare le fatture, aumentano anche i disagi psicofisici di chi è costretto a subire la crisi senza poter protestare, perché protestare significa ulteriori potenziali rischi, pericoli e sprofondare nella tragedia.
Eppure La trabajadora è un libro che riesce, per contrappasso, a ribaltare il punto di vista. Perché non si riduce al piagnisteo del perdente moderno, né all'arrabbiatura fine a se stessa di chi dalla poltrona inneggia a rivoluzioni impossibili. È un ritratto onesto e schietto dei disagi lavorativi d'oggi che, pur portando a una spirale in discesa libera di altri disagi, spinge a una reazione che in parte è fuga, ma in parte è anche (ri)scoperta di se stessi. Una riscoperta liberatoria quanto scoprire i segreti di una compagna d'affitto, quanto un rituale sessuale atipico o quanto la capacità di rinascere altrove, in un altro luogo (la periferia) o in un altro contesto (l'arte, la scrittura).
Elvira Navarro firma uno dei romanzi più complessi e più intensi sulla crisi; e noi gliene siamo davvero grati.

Autore: Elvira Navarro | Titolo: La trabajadora | Anno: 2014 | Editore: Penguin Random House | Pagine: 160 | ISBN: 978-84-397-2868-9
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