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La última llamada di Empar Fernández

La ultima chiamataL'evoluzione di un genere è data anche dalle etichette e dai sottofiloni che vengono creati ad hoc, dalla critica ma non solo, nel corso degli anni: a testimonianza, nei casi più genuini, di un'evoluzione reale.
Di recente si parla tanto di domestic noir e capita a proposito La última llamada di Empar Fernández che di questo nuovo marchio si pone come modello esemplare, a fronte di titoli ben più blasonati come La ragazza del treno di Paula Hawkins che hanno però molta meno sostanza da offrire.
Anche qui c'è una donna che scompare: si chiama Noemí Monteagudo, è giovane e una notte, dopo essere andata via da un locale, le sue tracce di perdono nel nulla. Tre anni più tardi quelle ferite sono ancora aperte. La madre, Marisa, è imbottita di farmaci che le permettono di tirare avanti in una calma narcotica e soltanto apparente; la sorella, Yolanda, vive il perenne tentativo di rifarsi una vita; mentre il padre, Julio, è rimasto impigliato in quell'incubo, da cui non sa come riprendersi, visto che nemmeno l'alcol sembra offrirgli una via d'uscita.

Il fattore che scatena il conflitto è una medium dal passato misterioso, che forse può aiutare la famiglia o forse è solo una ciarlatana. Quello che sì riuscirà a fare sarà dividere la famiglia, tra chi vuole crederle e chi diffida di lei: ne scaturisce una guerra piscologica che, insieme ai perenni interrogativi sulla sorte della scomparsa, fa esplodere il lato più genuinamente noir di questo romanzo.

Un noir diverso, originale, ma soprattutto emotivo e coinvolgente
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A colpire, in questo magnifico nuovo lavoro di Empar Fernández, secondo di una trilogia di libri incentrati sulla colpa e sui suoi effetti, cominciata con La mujer que no bajó del avión e che si concluderà l'anno prossimo con Maldita verdad, è il modo in cui affronta il nodo della storia.
Trasversalmente e senza fronzoli. Con una scrittura asciutta, fatta di frasi semplici, ma proprio per questo più incisive. Uno stile invisibile che calza come un guanto a una storia le cui apparenze ingannano.
Se nel noir classico si procede per lo più per gradi, affrontando di petto il problema, il mistero o l'indagine, qui è tutto molto più sottile. Il dolore si espande lentamente, come un'infezione, e finisce per contagiare tutti i protagonisti, impedendo loro la benché minima razionalità; inoltre porta lo sguardo in una prospettiva che solo apparentemente è fuori fuoco. Invece di un'investigazione lineare, la scrittrice osserva i comportamenti delle vittime – perché qui tutti in qualche modo lo sono – e le esamina crudelmente mentre si trasformano. Un padre diventa un alcolizzato succube dei suoi desideri, una giovane donna finisce per vestire i panni di una spietata cacciatrice di teste, una madre si nullifica e perde ogni parvenza d'umanità.
E anche la storia, di pari passo, si trasforma e permette al lettore di assaporare un noir diverso, originale, ma soprattutto emotivo e coinvolgente. Una storia straordinaria torna a essere normale e poi di nuovo straordinaria, così com'è la realtà di tutti i giorni: banale e sconvolgente.
La última llamada coglie ogni aspetto del senso di colpa e lo porta all'estremo, ma lo fa senza mai eccedere, senza suggerire, senza insinuare; ed è così che si trasforma in un romanzo di genere-e-non-genere di una violenza assordante, di un'autenticità assorbente.

Autore: Empar Fernández | Titolo: La última llamada | Anno: 2015 | Editore: Versátil | Pagine: 276 | ISBN: 978-84-942-2575-8
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