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Death Row. El corredor de la muerte di Marc Sans e Óscar Perales

Il corridoio della morteLa moda degli zombie, in Spagna, è rimasta a lungo relegata alla narrativa più strettamente di genere. Nonostante i buoni risultati degli epigoni locali e nonostante il successo mondiale di The Walking Dead, prima il comic e poi la serie tv, il fumetto iberico non ha deciso di prendere di petto l'argomento, forse perché il cinema e le graphic novel statunitensi hanno rischiato di esaurire tutte le potenzialità di un genere tutto sommato limitato da un punto di vista puramente narrativo.
Tocca allora a Marc Sans (Barcelona, 1978) e Óscar Perales (Barcellona, 1981), fondatori dello studio Oyeme! e già co-autori dell'apprezzato La noche de los cautivos (Edicions de Ponent, 108 pagine), provare l'impossibile.
E riuscirci.
Death Row. El corridor de la muerte è un esemplare tentativo di ibridare un genere saturo con uno stile che riporta indietro di trent'anni, ai primi splatter e all'alba del fumetto del terrore.

Si sentono gli anni Ottanta in questa graphic novel dalle vignette crude e grezze: si odono echi del trash metal in auge allora, di quell'epica bassa mai più ritornata sotto i riflettori; si respirano la sporcizia di strada e la cultura dei bassifondi. Mescolati a una sceneggiatura, opera di Sans, che rinnova senza esporsi e che rimastica concetti già digeriti senza per questo risultare mai sciatta o già vista.

Un esemplare tentativo di rinnovare un genere saturo grazie a uno stile crudo e grezzo, da anni Ottanta
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Aiuta molto, con le sue atmosfere buie e graficamente sature, l'ambiente circoscritto del carcere di massima sicurezza in cui si svolge la storia. Siamo in un'imprecisata cittadina americana, nel braccio della morte, dove un ex poliziotto che ora è passato dietro le sbarre, non si sa bene perché, attende l'ora dell'esecuzione. Invece dell'indulto, però, arriva un virus letale che trasforma tutti in zombie, salvando solo un pugno di guardie carcerararie e qualche altro prigioniero, ovviamente pericoloso tanto quanto la possibilità del contagio.
Sans, coadiuvato alle matite da Perales, gioca con elementi relativamente semplici, consapevole che l'estetica cheap ripaga gli amanti del cinema di John Carpenter o della narrativa pulp di Raymond Laymon. Death Row. El corridor de la muerte elabora con intelligenza gli incastri psicologici della clausura e della convivenza forzata e senza mai esagerare spinge le situazioni al limite, portando i personaggi verso un abisso che somiglia a ogni pagina sempre più a un inferno in terra.
La curiosità del lettore non è tanto capire l'evoluzione di un rapporto causa-effetto chiaro fin dalle pellicole di George Romero, semmai anticipare l'esplosione di follia e di violenza che, inevitabilmente, finirà per contagiare più del virus e che si dimostrerà più letale dei morti viventi.
Un fumetto dalla solidità artigianale, che apre a nuovi capitoli senza rinunciare alla propria indipendenza e che si presta a molteplici riflessioni e letture, riuscendo a essere al tempo stesso d'intrattenimento puro e politico. Un nuovo capitolo di una saga infinita, quella degli zombie narrativi, che finalmente trova una degna espressione in Spagna anche nel mondo delle tavole e delle vignette.
Da recuperare.

Autore: Marc Sans, Óscar Perales | Titolo: Death Row. El corredor de la muerte | Anno: 2015 | Editore: Drakul | Pagine: 128 | ISBN: 978-84-942-1997-9
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