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El país de los crepúsculos di Sebastià Bennasar

Il paese dei crepuscoliLa neve, il freddo e il gelo sono i protagonisti di un noir di montagna che sfida tutte le leggi del genere per costruire una storia di violenza, vendetta e avidità. El país de los crepúsculos di Sebastià Bennasar (Palma, 1976) non è il tipico hardboiled metropolitano, con inseguimenti, sparatorie e colpi di scena. Tutt'altro: in un paesino abbarbicato sui Pirenei sopravvivono rancori legati al passato e ipotesi di presente altrettanto pericolose. Lo scenario è quello, suggestivo, della Vall de Boí, al confine tra Spagna e Francia, dove le storie di contrabbando - di merci e di uomini - si sprecano e dove è facile stare con un piede in due scarpe, perché tanto anche la legge è rappresentata da gente del posto, un posto così piccolo che tutti si conoscono senza fidarsi davvero l'uno dell'altro.

El país de los crepúsculosIn questi anfratti è dove Bennasar gioca la sua carta vincente: è nel solco domestico, nella familiare quotidianità che si cela il male, un male così disperato da sembrare quasi naturale e necessario.
Quando appaiono, martirizzati in modo graficamente esplicito, i cadaveri di alcuni paesani, la gente comincia a chiedersi chi possa essere l'autore di omicidi tanto brutali. Ma c'è un poliziotto, un forestiero, che si trova lì per un convegno e che, tra la diffidenza collettiva prende in mano le indagini: si renderà sulla propria pelle che tra la grande città metropolitana e il piccolo borgo sperduto in alta quota c'è una grande differenza, non scritta, fatta di gente che non ragiona e non si comporta, nel bene e nel male, allo stesso modo delle persone cui è abituato lui. In parallelo, il piano folle di un gruppo di eco-terroristi che vogliono preservare la natura e la valle ad ogni costo, anche nel sangue.

Bennasar scava nel solco domestico, nella familiare quotidianità, lì dove si cela il male, un male così disperato da sembrare quasi naturale e necessario

Lo stile di Bennasar, lungi dall'essere banale, è schietto e veloce; e in questo senso si sposa bene agli scenari e alle ambientazioni: poche parole, tanti fatti. Azione quasi rallentata, centellinata per unire tutti i puntini e comporre un disegno solo apparentemente semplice. La trama è funzionale alle intenzioni dell'autore, che dipinge un luogo di bellezza pacifica come possibile inferno, mescolando thriller e domestic noir, ricorrendo al folklore millennario e coniugandolo a proprio beneficio.
Un romanzo da leggere, che appassiona dalla prima pagina, che ha i giusti twist narrativi nei momenti giusti e che dimostra la serietà e la professionalità di uno scrittore forse meno conosciuto, ma di sicuro non meno preparato.
A parte, l'ennesima lode ad Alrevés, editore indipendente che riesce a scovare, nel genere, piccoli gioielli di grande qualità.

 

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