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El carbonero di Carlos Soto Femenía

Il carbonaioEl carbonero di Carlos Soto Femenía (Palma de Mallorca, 1966) vive di mille sfaccettature: un romanzo che tange diversi generi e che lo fa con una classe impensabile in uno scrittore che sì non è un esordiente, ma che è al primo grande passo nell'editoria che conta. La maturità di Soto Femenía è invece tale da riuscire nel difficile intento di affascinare il lettore grazie a una storia che gioca tanto con i colpi di scena che con l'eleganza di una prosa esplicitamente letteraria. L'ossimoro e la contraddizione sono però le figure retoriche chiave per comprendere un romanzo che si legge d'un fiato ma che, allo stesso tempo, è ricco di sottotesti e non disdegna soluzioni linguistiche respingenti per chi sia abituato ai bestseller commerciali.

El carboneroLa trama, per fare subito un esempio di questo valzer delle diversità, è altalenante. Si apre con un brutale omicidio dagli effetti tremendi sul protagonista, il giovanissimo figlio di un carbonaio, e su suo padre: il primo diventa orfano, il secondo vedovo; e nessuno dei due sa spiegarsene il motivo. La ricerca del movente - e con essa tutti i canoni investigativi del giallo e del noir - passa in secondo piano, lasciando sempre più spazio alla formazione psicologica e fisica del ragazzo, che segue il padre da cui sta imparando il mestiere e, in parallelo, se ne occupa dopo la perdita di quel fulcro femminile così indispensabile per tenere in piedi la famiglia. La loro è una guerra silenziosa, sotto pelle: bestiale. Si trasformerà in violenza pura, in un atto animale di giustizia e di sangue, per concludere il cerchio nero aperto dall'omicidio e per abbozzare quelle risposte che il lettore prima o poi si aspetta di ricevere.
Siamo a metà Novecento e sono tempi duri: ottenere il carbone dalla legna bruciata in appositi forni di mattoni costruiti ogni stagione richiede fatica, tanta fatica. Frase dopo frase, Soto Femenía fa sudare i propri personaggi, li costringe a piegarsi, spezza loro la schiena e li sottopone a prove durissime. Senza pietà. El carbonero è un romanzo privo di empatia, ma ricco di emotività. Un'emotività selvaggia e primigenia che ben si sposa al contesto socio-rurale delle isole Baleari: arretrate, chiuse e selvatiche oasi dove si sentono in gran lontananza gli echi della penisola e dove i panni sporchi si lavano in casa. Sempre e comunque.

Una storia cupa, senza scampo: tremenda nel ricostruire la povertà, e il conseguente orgoglio, di una generazione contadina dalle mani ruvide e dai pochi pensieri

Un romanzo di formazione e di tradizione; una storia cupa, senza scampo: tremenda nel ricostruire la povertà, e il conseguente orgoglio, di una generazione contadina dalle mani ruvide e dai pochi pensieri. La scrittura, così diretta, così essenziale, si adegua alla storia e ne asseconda le asperità, rendendola ancora più cruda e poco propensa ai compromessi. Quasi un corso d'acqua dove invece delle correnti sono le parole, violente, di getto, ad assecondare la naturalezza di una storia che non poteva che farsi raccontare in questo modo spartano e sincero.

 

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