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La famiglia di Pascual Duarte di Camilo José Cela

Pascual DuarteIl solo fatto di essere il romanzo spagnolo più tradotto nel mondo dopo il Don Chisciotte basterebbe per spiegare la fama e l'importanza del debutto, nel 1942, dell'allora ventiseienne Camilo José Cela.
La famiglia di Pascual Duarte è il figlio di un'epoca lontana e contraddittoria. Il dopoguerra portava in sé i germi della povertà più nera, della fame e di una ricostruzione che, agli occhi tanto dei vinti che degli sconfitti, sembrava una possibilità remota.
È in un periodo artistico di realismo e, come diretta conseguenza del clima sociale, di esistenzialismo e pessimismo che si forma una nuova generazione di scrittori: oltre a Cela, Carmen Laforet, Gonzalo Torrente Ballester e Miguel Delibes. La loro rottura con l'eleganza formale di chi li aveva preceduti, la cosiddetta "Generación del 14", è netta.

Già a partire dalla forma scelta, Cela si dimostra un precursore non privo di coraggio.

graffa Un diario narrato in prima persona da un pover'uomo che, dal carcere, descrive le miserie della sua vita

La famiglia di Pascual Duarte è un entropico diario narrato in prima persona da un pover'uomo che, dal carcere di Badajoz, descrive le miserie della sua vita. Un tour de force antropologico dove la desolazione non concede scampo a nessuno dei membri della sua famiglia.
Non al padre, un mostro buono che sa picchiare con rabbia e un istante dopo dimostrarsi tenero e affettuoso; né alla madre, alle prese con la difficoltà di tirare su figli in un ambiente ostile capace soltanto di renderle la vita impossibile. Men che meno alla sorella Rosario, un angelo che finirà prostituendosi; o al fratello Mario, parto disgraziato e zimbello di tutti. I crimini di Pascual sono dilatati nel tempo e nei diciannove capitoli che, senza un ordine apparente, Cela distribuisce come particelle del caso.
Ma non c'è alcuna casualità nella sua narrazione, né nella sua prosa, che più si fa irriverente e più ferisce il lettore sbattendogli in faccia la cruda realtà di un passato che, anche nelle mani di un dittatore al cui fianco proprio Cela aveva combattuto (per poi pentirsene e, diversi anni più tardi, prenderne le distanze), non è aulico o elegiaco.
La famiglia di Pascual Duarte è un romanzo con tratti appena accennati di autobiografia: Cela, nato da padre galiziano e da madre straniera, ha vissuto difficoltà non dissimili da quelle del suo Pascual, di padre portoghese e madre spagnola. Ma è soprattutto uno spaccato che riesce, in poco meno di duecento pagine, a riassumere ogni possibile sentimento: l'ironia, la violenza, la bestialità umana, la passione, la lussuria, la paura.
Su tutti, guardiano inesorabile del fato, il tema dell'onore ricorre spesso, come un alone che impregni le pagine del diario del povero Pascual.
Da questo romanzo, nel 1976, il regista Ricardo Franco trarrà una pellicola di successo premiata al Festival del Cinema di Cannes per la migliore interpretazione maschile.
Camilo José Cela, morto nel 2002, diventerà di lì a breve uno dei più importanti intellettuali del paese e riceverà, tra i tanti premi della sua preziosa carriera, il Nobel per la letteratura nel 1989.

 

La famiglia di Pascual Duarte graffa Autore: Camilo José Cela
Titolo: La famiglia di Pascual Duarte
Originale: La familia de Pascual Duarte
Traduttore: Salvatore Battaglia
Anno: 1942
Editore: Einaudi
Pagine: 176
ISBN: 978-88-061-7192-6

 

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